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Sette azioni di eroi greci che oggi ci farebbero accaponare la pelle

Qualche tempo fa, quando pubblicammo l’articolo su Medea e Circe, chiedemmo sui nostri canali social chi fosse l’eroe preferito fra Giasone e Ulisse. La discussione che ne nacque fu così interessante da spronarci a realizzare qualche articolo sul tema: “gli eroi greci sarebbero stati davvero eroici ai giorni nostri?

Ecco quindi una prima classifica nata dalle nostre riflessioni sull’argomento: quale saranno gli eroi greci che hanno compiuto gli atti più efferati? Scopritelo scorrendo questa agghiacciante lista!

7° Posto : Eracle

Eracle è un eroe popolarissimo, che in numerose occasioni ha salvato uomini e Dei da situazioni versamente complicate o da mostri spaventosi. Tuttavia, merita il settimo posto in questa classifica per aver compiuto un atto davvero ripugnante: lo sterminio della sua famiglia.

Di ritorno dal suo viaggio con gli Argonauti, infatti, Eracle pianificava di passare lungo tempo felice con la moglie Megara, dalla quale ebbe otto figli.

Mosaico raffigurante Eracle mentre uccide uno dei suoi figli sotto lo sguardo impotente di Megara

Le cose andarono così bene che Era, non volendo lasciare in pace il figlio avuto da suo marito con Alcmena, inviò una delle tre furie a tornentarlo. Essa era Lissa, la rabbia.

Sotto il suo influsso, Eracle compì azioni orribili, compreso massacrare tutti i suoi figli e anche alcuni nipoti, figli del fratello Ificle. Le sue azioni furono così aberranti che, ripresosi, Eracle meditò il suicidio, ma fu fatto rinsavire da un giovane Teseo.

Un insano Eracle uccide uno dei suoi figli sotto lo sguardo atterrito di Megara. Museo Nazionale Archeologico di Madrid

Così, per redimersi da tali azioni, Eracle decise di andare a Delfi, dove l’oracolo di Apollo lo avrebbe messo al servizio del Re di Argo, Euristeo, fino al compimento delle famosissime dodici fatiche.

6° posto: Edipo

Quando si parla di problemi familiari non si può non nominare Edipo. Questo personaggio, reso celebre dalla tragedia di Sofocle (ne scrissero anche Euripide e Eschilo, ma purtroppo le loro opere sono oggi perdute).

In parte consapevole in parte vittima di un perverso gioco del fato, Edipo ne ha combinate davvero di ogni… compreso sposare sua madre Giocasta e farci dei figli, sebbene inconsapevole di avere davanti la propria progenitrice, poichè egli era stato abbandonato dal padre Laio quando era ancora in fasce.

Edipo e la Sfinge, dipinto di Jean Auguste Dominique Ingres, 1808-27, Museo del Louvre

Il vertice della sua furia lo troviamo però un po’ prima di questo incestuoso matrimonio: Edipo, infatti, incrociò proprio il padre Laio, re di Tebe, mentre questi era in cammino verso Delfi.

Vedendo Edipo sulla strada, l’araldo del re, Polifonte, gli chiese di spostarsi per fare largo al cocchio. Quando Edipo rifiutò, questi tirò dritto, uccidendo uno dei cavalli dell’eroe e ferendogli un piede.

Edipo a Colono con Antigone, dipinto da Jean Harriet Fulchram. Opera del 1798 conservata al Cleveland Museum of Art

Edipo non la prese molto bene e non solo, con un colpo di lancia, uccise Polifonte, ma se la prese anche con Re Laio, inconsapevole che fosse suo padre. Il re fu quindi legato ai suoi stessi cavalli, frustato e poi trascinato nella polvere fino alla morte.

5° posto: Teseo

Teseo è senza dubbio uno degli eroi più valorosi, e la sua impresa più nota è di sicuro l’uccisione del Minotauro. Tuttavia, ben poco avrebbe potuto fare Teseo per uscire dal labirinto senza l’aiuto di Arianna, una delle figlie di Minosse, che gli fece dono del famosissimo gomitolo.

Fuggendo da Creta, Teseo decise di assecondare l’amore di Arianna portandola con se… o almeno cosi deve aver pensato la giovane, che fu invece poi prontamente abbandonata sull’isola di Nasso.

Dioniso trova Arianna
Marie-Anne-Angélique-Catherine Kauffmann, Bacco trova Arianna (particolare), 1764, Bregenz, Vorarlberger museum

Per un eroe come Teseo questo è un colpo cosi basso e infame da essere quasi difficile da credere: si dice vi fosse stato costretto da Dioniso, che aveva messo gli occhi sulla bella cretese. Infatti fu proprio Dioniso a trarla in salvo dall’isola e a consolarla dell’abbandono dell’eroe, facendone la propria sposa immortale.

4° posto: Achille

Il titolo parla da se. Achille è stato senza dubbio tra i protagonisti dell’Iliade e altrettanto lo fu Ettore, principe e condottiero troiano.

Ciò che ai nostri occhi può sembrare davvero ingiustificato, non è l’assassinio di Ettore da parte di Achille, ma la furia con cui l’eroe greco si accanì contro il principe troiano prima e dopo averlo ucciso. Il motivo? La ben nota morte di Patroclo.

Nikolaï Nikolaïevitch Gay, Achille piange la morte di Patroclo, 1855, museo di Minks

A causa di tensioni interne, Achille stava rifiutando di combattere e avrebbe forse continuato a farlo se non fosse stato per il cugino, Patroclo, che si spacciò per Achille e guidò i suoi uomini in battaglia, finendo con l’essere ucciso da Ettore.

L’amore di Achille per Patroclo era tale che la sua perdita accecò il guerriero di furore: egli sfidò a duello Ettore e lo uccise. Nonostante il principe troiano si fosse battuto valorosamente, Achille rifiutò di restituirne il corpo alla famiglia e lo dissacrò legandolo al proprio carro per trascinarlo attorno alle mura di Troia.

Solo la supplica del vecchio re Priamo convinse infine Achille a cedere il corpo martoriato di Ettore per garantirgli le giuste esequie.

Pietro Testa, Achille traina il corpo di Ettore attorno a Troia, litografia conservata alla biblioteca di Lione

Sarà anche stato acccecato dal dolore, ma la furia di Achille potrebbe ai nostri occhi moderni blasfema e addirittura rasentare la crudeltà, soprattutto se si considera il fatto che Ettore non aveva riconosciuto Patroclo, credendo di avere davanti Achille in persona.

3° posto: Tantalo

Con Tantalo entriamo nel podio degli eroi greci che non solo compiono azioni aberranti, ma anche decisamente oltre il confine della sanità mentale.

Tantalo era ben voluto dagli Dei, ma per qualche ragione, decise di gettare al vento questo incredibile privilegio per mettere alla prova il predominio degli Olimpi sui mortali.

A questo scopo Tantalo offese gli Dei in svariati modi, compreso violare le leggi della xenia, il concetto di ospitalità che era importantissimo per i greci.

Hugues Taraval, Il banchetto di Tantalo, 1767, Chateau Bellevue

La lista delle sue azioni discutibili è lunga: cercò di rapire Ganimede, coppiere degli Dei, e rubò anche l’ambrosia dal loro desco per poi distribuirla ai suoi sudditi. Di fronte ai suoi numerosi furti, arrivò addirittura a giurare il falso a Ermes pur di coprirsi le spalle.

Il suo desiderio di sfidare l’autorità degli Dei arrivò al punto da fargli uccidere il proprio figlio, Pelope, solo con lo scopo di cucinarlo e servirlo in pasto agli abitanti dell’Olimpo, mettendo cosi alla prova la loro onniscenza.

Purtroppo per lui, gli Dei si accorsero subito dell’inganno, con l’eccezione di Demetra che, disperata per la recente perdita di Persefone, consumò un pezzo di spalla del povero Pelope prima di accorgersi che quello non era esattamente un cosciotto di pollo.

Tantalo venne quindi punito con l’eterna fame e sete, imprigionato nel Tartaro da una pesantissima pietra, con il corpo immerso in un lago e legato a un albero carico di ogni genere di frutti, che però non riuscirà mai a cogliere.

Il supplizio di Tantalo

2° posto: Atreo

Il nostro Tantalo è considerato il capostipite di una complicata famiglia, gli Atrei, i cui gravi conflitti interni sarebbero perdurati di generazione in generazione, passando per Agamennone e arrivando fino ad Oreste.

Pelope, infatti, prima di essere cucinato dal padre, fece in tempo a mettere al mondo una ventina di figli (e, secondo il mito, a fondare le Olimpiadi). I più famosi di questi figli erano Atreo e Tieste.

Dopo aver compiuto qualche efferratezza assieme, come uccidere il loro fratellastro Crisippo, Atreo e Tieste cominciarono una faida per il potere che avrebbe scatenato una serie di tradimenti e vendette che avrebbe insanguinato la famiglia per generazioni.

Atreo e Tieste dipinti da Giovanni Francesco Bezzi 

Uno degli episodi più cruenti è proprio una delle vendette di Atreo verso Tieste. Saputo che il fratello aveva giaciuto con sua moglie, Erope, Atreo fece cercare i tre figli di Tieste.

Dopo averli uccisi, invitò il fratello a un presunto banchetto di pace, dove gli servì come portata principale proprio i figli, fatti a pezzettini e cotti a puntino.

Solo dopo che Tieste ebbe gustato il pasto, Atreo gli rivelò la natura della portata principale, mostrandogli le teste della propria prole prima di bandirlo da Argo.

Menzione d’onore: Ulisse

Pronto a scoprire il nostro numero uno? Ma prima, permettimi una piccola menzione d’onore per lui, il più famoso e forse più amato degli eroi greci: l’astutissimo Ulisse.

Ulisse, infatti, non scampa a questa lista di riprovevoli azioni perchè si comporta bene, ma perchè piuttosto che compiere lui stesso atti efferati, è colui che spinge altri eroi a compierli!

Con i suoi consigli, forse astuti ma decisamente privi di morale, Ulisse è colui che ad esempio sancisce la morte del giovane Astianatte, figlio ed erede di Ettore, convincendo Neottolemo a gettarlo dalle mura davanti agli occhi della disperatissima Andromaca. Ricordi? Ne abbiamo parlato qui.

Astianatte gettato giù dalle mura di Troia da Neottolemo.

Con i suoi consigli Ulisse sancisce senza troppo rimorso la fine dei figli altrui, come vedrai anche nell’episodio che sto per raccontarti

1° posto: Agamennone

Al primo posto, troviamo… un’altro Atreo! Ebbene si, questa famiglia doveva avere più di qualche problema mentale, o almeno così penseremmo ai giorni nostri.

Cosa altro si potrebbe dire di un Re che sacrifica la sua stessa figlia solo per calmare una tempesta?

Fra i figli di Atreo, i più famosi sono senza dubbio Menelao e Agamennone, che furono fra i protagonisti della guerra di Troia.

La Famosissima Maschera di Agamennone conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene

Infatti, quando il principe Paride rapì Elena, moglie di Menelao, Agamennone che era al tempo re di Micene chiamò a raccolta le forze militari greche e si prepara a salpare per Troia.

La flotta, tuttavia, resta bloccata in Beozia a causa di una serie di calamità scatenate dalla Dea Artemide, fra cui una violenta tempesta. Secondo alcune versioni del mito, questa voleva proteggere le vite dei molti giovani che sarebbero periti sotto le mura di Troia, secondo altre l’ira della Dea era diretta verso lo stesso Agamennone, reo di averle ucciso un animale a lei sacro.

Agamennone fa interrogare cosi l’indovino Calcante, che rivela come l’ira della Dea possa essere placata se il re sacrificherà in suo nome la propria figlia Ifigenia. Agamennone è restio a effettuare questo macabro sacrificio, ma ecco che entra in scena Ulisse.

Domenichino, Il sacrificio di Ifigenia, 1609, affresco del Palazzo Giustiniani-Odescalchi, Bassano Romano

Con poche parole, l’eroe convince il re a perpetrare l’atto e ad attirare la figlia in Aulide con l’inganno, così che ne lei ne la madre Clitemnestra possano escogitare qualcosa per sottrarla al suo tragico destino.

Viene cosi detto ad Ifigenia di raggiungere il padre per presentarla ad Achille, con cui, le si dice, c’è l’intenzione di sposarla. Emozionata all’idea di maritare un cosi valente eroe, Ifigenia e sua madre si mettono in viaggio ed è solo giunta a destinazione che la fanciulla scopre l’inganno.

Non le resta, quindi, che piegarsi al suo destino accettando di essere sacrificata dal padre, che pur di poter salpare per Troia pone fine alla vita della sua stessa figlia.

Sacrificio di Ifigenia, affresco realizzato nel 1757 da Giambattista Tiepolo per la Villa Valmarana ai Nani

Sebbene alcune versioni del mito vogliano Ifigenia salvata in extremis dalla mano della stessa Artemide, Clitemnestra non perdonerà mai questo gesto ad Agamennone, che ucciderà quando questi tornerà vittorioso dalla guerra di Troia.

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