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Dioniso

by rapsodiamitologica

Dioniso (Διονυσος), figlio di Zeus e Semele, è il Dio del vino, della vegetazione e della follia. Ad egli è legato il lato più selvaggio della natura umana, a lui è associato il piacere nella sua forma più pura. Nato semidio, Dioniso erra sulla terra mortale e solo al termine dei suoi pellegrinaggi viene riconosciuto come Dio. Grazie ad Estia che gli cede il proprio trono, Dioniso diventa una divinità olimpionica, ossia uno dei dodici Dei dell’Olimpo.

Statua romana di Bacco
Statua di Dioniso. Copia romana in marmo del II secolo d.C. Attualmente esposta al Louvre. Fotografia originale di Marie-Lan Nguyen, via Wikimedia Commons.

Introduzione

Dioniso fa parte della seconda generazione di Dei, non è figlio di Titani né ha combattuto contro di loro. Difatti, egli è figlio di Zeus e Semele, nato come Semidio ma che ha saputo conquistarsi il trono sull’Olimpo. Il nome Dioniso può essere interpretato come “figlio di Zeus”, contenendo Διός (Dios) che altro non è che il genitivo di Zeus, ma anche come “Dio di Nisa”, il monte dove secondo altre versioni egli sarebbe cresciuto.

Dioniso viene rappresentato generalmente in due maniere ben distinte. La prima la vede come un Dio dall’aspetto maturo, con una lunga barba; la seconda, invece, lo rappresenta come un Dio giovane, dall’aspetto efebico, quasi femmineo. È spesso ritratto con il tirso, il suo bastone con una pigna sulla cima, oltre che ovviamente con alloro tralci di vite. Spesso indossa una corona d’edera e raramente è privo della sua coppa, il Kantharos.

Divinità dal carattere selvaggio e veemente, rappresenta il lato più animalesco e istintivo della ragione umana. A lui sono associati i concetti di follia e di delirio, Dioniso compie più volte atti crudeli e privi di pietà. È il simbolo della forza vitalistica, di quella natura fatta di istinti irrazionali che è propria di qualsiasi essere umano. Non a caso in tempi arcaici egli era una divinità della natura, legato alla forza vitale delle piante, dopotutto egli rappresenta il lato più primordiale e selvaggio dell’universo.

I greci stessi iniziano, da Erodoto in poi, a chiamarlo Bacco, sebbene all’inizio non fosse altro che un epiteto del Dio. Ben presto diventa un nome alternativo, esattamente come accade per Ade, chiamato Plutone anche dai greci. Il culto di Dioniso si afferma anche a Roma, con appunto il nome di Bacco. Le manifestazioni religiose dedicate a Dioniso sono, tanto in Grecia quanto a Roma, caratterizzate da eccessi, composte da rituali orgiastici e volte alla follia.

Competenze

Vino e Viticultura

Importato dai Fenici, la Grecia e la Turchia sono i primi paesi del Mediterraneo a conoscere il vino. Questo era considerato una vera e propria bevanda sacra, tanto da avere una parte importante nei rituali religioni. Si chiama libagione per l’appunto l’offerta rituale del vino agli Dei, presente tanto nelle preghiere e nei riti propiziatori personali, quanto nelle cerimonie pubbliche, lì dove l’ultimo atto del sacrificio spesso consisteva nel versare vino sulle fiamme, per spegnerle.

Protettore del vino e della viticultura è Dioniso: a lui, del resto, si attribuisce la scoperta mitologica del vino. Si narra che mentre egli riposa all’interno di una grotta in un bosco di ninfe, inizi a giocare con i tralci di vite lì presenti. Raccoglie degli acini di uva e li spreme all’interno di una coppa e dopo averne bevuto il succo subito la stanchezza viene cancellata, donandogli anzi una sensazione d’ebbrezza che subito condivide con ninfe e satiri. Ma del succo era rimasto nella coppa ed è così che Dioniso s’avvede che più tempo il succo rimane a fermentare più potente è l’ebbrezza che viene scaturita, dando vita così alla bevanda tanto importante per i greci e il mondo antico tutto.

Dioniso è colui che insegna la viticultura e il processo per creare il vino, nei suoi pellegrinaggi per il mondo rivela la sua scoperta affinché possa essere replicata. Ma ad egli è legata anche l’ebbrezza, che quando si ha il suo favore si manifesta come estasi e distensione, mentre quando è causata dall’ira di Dioniso conduce alla malattia e alla violenza cieca.

Dioniso è legato alla natura anche in maniera più ampia: viene nominato protettore degli alberi, ma specialmente è patrono della natura selvaggia. Non è raro che venga raffigurato con una pantera o con grandi felini in generale, ma a lui viene attribuita la protezione della vegetazione selvatica.

Follia e Allucinazioni

Strettamente legata al culto di Dioniso è la follia, che assume significati tanto benigni quanto maligni a seconda del modo in cui essa viene indotta. Per i greci, la follia non è altro che quell’insieme di istinti primordiali propri dell’uomo, che sebbene non emergano durante la vita quotidiana qualora vengano repressi a lungo rischiano di manifestarsi in maniera improvvisa e distruttiva.

È in quest’ottica che deve quindi essere intesa la forma benigna della follia. Essa è forma di liberazione tramite la perdita di autocontrollo, un momento in cui si perde ogni inibizione, anche grazie al vino e sostanze allucinogene, per poi poter tornare alla normalità. Tipica del culto di Dioniso è la follia bacchica, ossia quel momento rituale in cui i partecipanti si sentono in comunione con il Dio e, posseduti da egli, perdono ogni controllo e freno.

Una descrizione della follia bacchica è presente nelle Baccanti di Euripide, dove sono rappresentate le Menadi, seguaci di Dioniso. Esse indossano pelli animali e portano con sé il tirso, il bastone tipico di Dioniso. Gridano e si dimenano inneggiando al Dio, per poi attaccare e uccidere mandrie, nutrendosi delle loro carni rigorosamente crude. Difatti se nei sacrifici abituali era uso arrostire la carne degli animali sacrificati, ciò non rientra nel culto dionisiaco, lì dove è proprio tramite il nutrirsi con carne cruda che il Dio prende possesso del corpo del fedele. Le Menadi quindi abbandonano le proprie abitazioni per allontanarsi nei monti per ore in preda alla follia bacchica, che culmina con l’estasi.

Ma la follia è spesso un elemento punitivo nel culto di Dioniso. Basti pensare a Penteo, la cui fine è decretata dalla madre che, in piena follia bacchica, lo uccide. Un’altra forma maligna che può prendere la follia è quella delle allucinazioni, a cui più volte Dioniso ricorre come arma contro chi lo oltraggia o lo ostacola. Una follia che perde le caratteristiche estatiche, lì dove quella perdita di controllo porta a crudeltà e pazzia.

Penteo e le Baccanti
Penteo viene squartato dalle Baccanti. Casa dei Vettii, Pompei, Italia, I secolo d.C

Dioniso e il Teatro

Il teatro è parte integrante del culto dionisiaco, e difatti la sua nascita è spesso ricondotta al Dio. La tragedia è la prima arte teatrale, quando la commedia è destinata a nascere diverso tempo dopo, ed è Aristotele a collegarla per primo al ditirambo. Questo non è altro che un canto corale eseguito in onore di Dioniso, una preghiera portata per la prima volta in scena da Tespi, figura leggendaria a cui si attribuisce la prima rappresentazione teatrale.

Musica e danza sono arti associate a loro volta a Dioniso perché sono parte integranti delle rappresentazioni teatrali. Associata a Dioniso è anche la maschera, allo stesso tempo un collegamento al teatro lì dove indossare maschere era obbligatorio per gli attori. Questi difatti spesso si ritrovavano ad intrepretare più ruoli per un pubblico distante dal palco, diventando riconoscibili immediatamente solo grazie la maschera.

La maschera dionisiaca è presente anche durante i riti della vendemmia. Questa non viene tuttavia indossata, anche a causa della dimensione e del peso notevole, semplicemente viene posta in loco. Così facendo, non è soltanto simbolo del Dio, ma rappresentazione stessa della sua presenza durante il momento della vendemmia.

Oracoli dionisiaci

Dioniso non è esente da oracoli. Grazie al suo legame con il vino, egli è anche Dio ispiratore, e in quanto tale Dio che ha la capacità di rivelare il futuro tramite agli oracoli. Questa è una peculiarità che condivide con Apollo.

Se ad Apollo è dedicato il celebre oracolo di Delfi, è meno risaputo come questo sia in realtà presieduto anche da Dioniso. Sul Parnaso, il monte che sorge nei pressi di Delfi, si radunano le Tiadi, seguaci di Dioniso, lo stesso monte, descritto con due vette, è dedicato sia ad Apollo che a Dioniso.

Secondo alcune tradizioni, Dioniso presiede l’oracolo di Delfi nei mesi invernali, quando Apollo lo abbandona per far visita agli Iperborei, popoli del nord protetti da Apollo. Tuttavia, Dioniso ha in Tracia un oracolo dedicato interamente a lui.

Mitologia

Dioniso fa parte della seconda generazione e non è presente nella Titanomachia, la leggendaria guerra fra Titani e Dei. Egli tuttavia figura tanto nella Gigantomachia, quanto nel mito di Tifone. La sua mitologia più celebre è quella che riguarda le sue peregrinazioni e l’incontro con Arianna, poi sua sposa.

Diversi sono nella sua mitologia gli eventi in cui l’ira di Dioniso si abbatte cieca e violenta, rispecchiando appieno la natura istintiva e primordiale del Dio. Una natura che è al tempo stesso duale, giacché il Dio è sovente raffigurato dal carattere allegro, ma che diventa privo di qualsiasi pietà per chi perde il suo favore.

Nascita

Dioniso è figlio di Zeus e Semele, figlia di Armonia e Cadmo e principessa di Tebe. Dioniso è conosciuto come il “nato due volte” poiché, una volta scoperta l’infedeltà di Zeus, sua moglie Era prende l’aspetto della nutrice di Semele, ingannandola. Convince difatti la principessa di chiedere a Zeus di apparirle non come mortale, ma con la sua forma divina.

Sebbene Zeus cerchi di dissuadere Semele da questo desiderio, conscio del fatto che manifestarsi con la forma divina comporti conseguenze terribili per gli umani, finisce con l’accontentarla. Semele quindi viene colpita da una folgore di Zeus, morendo. Il Dio riesce tuttavia a salvare il figlio non ancora nato e con l’aiuto di Ermes lo cuce dentro la propria coscia, per poi partorirlo tre mesi dopo, a gestazione ultimata.

Semele e Zeus
Semele e Zeus, Nicolas Bertin

Le storie sulla sua infanzia sono varie. La versione più comune lo vede consegnato da Ermes a Ino, sorella di Semele, e a suo marito Atamante. La gelosia di Era non si è però placata e si abbatte sui due coniugi. Questi vengono fatti impazzire dalla Dea e Ino si suicida in mare con suo figlio Melicerte dopo che Atamante, scambiato il figlio Learco per un cervo, lo uccide.

Ermes quindi porta Dioniso dalle Iadi, ninfe dei boschi, che lo crescono fin quando non diventa abbastanza grande da essere affidato a Sileno, figlio di Pan e vecchia divinità agreste legata alla vite, nonché dotato di preveggenza. Dioniso cresce sul Monte Nisa, da cui secondo alcune interpretazioni prende il nome, ma la mitologia greca spazia tanto sulle nutrici che si prendono cura di lui quanto sull’effettiva locazione del Monte Nisa. Se le nutrici più attestate sono le Iadi, il Monte Nisa pare essere in Tracia, regione dove il culto del Dio è particolarmente sentito. Tuttavia, un Monte Nisa viene riportato anche in Libia, così come in numerose altre regioni della Grecia.

Gigantomachia e Tifone

Sebbene la partecipazione di Dioniso nella Gigantomachia viene il più delle volte annoverata come quella di un Dio, in alcune versioni egli vi prende parte in qualità di mortale, al fianco del fratellastro Eracle.

La Gigantomachia ha origine dalla furia di Gea per la sconfitta dei figli Titani per mano degli Olimpi, ed è così che insieme a Tartaro mette al mondo i Giganti. Essi sono creature altissime e dall’aspetto mostruoso, per metà umani con capelli e barba foltissimi ma con code di serpenti come gambe. Un’alternativa sulla loro origine li vuole nati dalle gocce di sangue di Urano castrato.

Ventiquattro giganti in tutto, ognuno nato con lo scopo di annientare un Dio preciso. Invincibili anche per gli Dei, l’unica soluzione è affrontarli con l’aiuto di un mortale. Alcune versioni vogliono i gemelli Aloadi, Efialte e Oto, come opposti a Dioniso, in altre appunto egli viene scelto come mortale insieme ad Eracle.

Insieme al fratellastro Dioniso uccide il Gigante Erioto, mentre supporta Artemide ed Era nella sconfitta di Oto ed Efialte. I due Aloadi difatti insidiano le due Dee dopo aver sconfitto Ares, imprigionandolo in un vaso di bronzo. Se Efialte insidia Era, il gemello Oto rivolge le sue attenzioni ad Artemide. È proprio Artemide a sconfiggerli infine, trasformandosi in un cervo bianco che i due gemelli tentato di colpire ma finendo tragicamente per uccidersi a vicenda.

Terminata la Gigantomachia, ancor più infuriata Gea diede vita, insieme a Tartaro, a Tifone. Un mostro che Pseudo-Apollodoro definisce “di due nature, della umana e della ferina” e della cui storia troviamo versi anche nella Teogonia di Esiodo. Egli è descritto come il più tremendo dei figli di Gea, più alto della montagna più alta, dalle innumerevoli teste, umani e di serpente, e draghi come gambe.

Antonino Liberale nelle Metamorfosi racconta che niente riusciva a contrastare la sua forza. Gli Dei decisero, quindi, di fuggire in Egitto e qui assumere aspetto d’animale per sfuggirgli. Secondo alcune tradizioni, Dioniso assunse l’aspetto di una capra, animale che è associato però ad Osiride. Non è Dioniso, tuttavia, a combattere Tifone, che viene invece sconfitto da Zeus, affiancato dalla figlia Atena.

I pellegrinaggi e la conquista del Trono divino

Una volta cresciuto, Era – ancora gelosa e irata per il tradimento del marito – colpisce Dioniso direttamente, facendolo sprofondare nella follia. Da questa hanno origine i suoi pellegrinaggi in diverse località del mondo, ci cui abbiamo traccia in diverse opere. Ne parla Iginio, così come Strabone, Pausania e Diodoro Siculo.

Nei suoi viaggi, che lo porteranno fino in India, Dioniso non manca di diffondere la sua invenzione del vino e di rivendicare la sua natura divina così come di avere a che fare con altre popolazioni come le Amazzoni o con divinità come Rea, tuttavia incontra anche diversi oppositori. Dapprima si reca presso l’oracolo di Dodona, nell’Epiro, il più antico di tutta la Grecia. Quindi, come primo paese visita l’Egitto, per poi spostarsi in Sira. Qui egli si imbatte in Damasco, figlio di Ermes, che si oppone alla diffusione del vino. Il primo vero oppositore di Dionisio è quindi torturato dal Dio e scuoiato vivo.

dioniso e Licurgo

Re degli Edoni, popolazione nella Tracia, Licurgo è uno dei più importanti avversari di Dioniso. Quando difatti questi giunge in Tracia, Licurgo lo accoglie con ostilità, impedendogli di passare sul suo territorio e catturando il suo seguito di menadi e satiri. Non contento, decise di affermare definitivamente la sua ostilità a Dioniso non riconoscendo il suo essere divino.

Per vendetta, Dioniso lo colpisce con la follia, portando così Licurgo ad uccidere con un’accetta suo figlio Driante, scambiandolo per una vita, salvo rinsavire un attimo dopo, troppo tardi per salvare la vita al giovane. La furia di Dioniso s’abbatte sulle terre di Licurgo, diventate sterili e non più in grado di produrre nutrimento. Gli Edoni si rivolgono all’oracolo, il cui verdetto segna la morte di Licurgo. Affermando l’oracolo che solo il sangue di Licurgo avrebbe ridato fertilità alla terra, gli Edoni lo portano sul monte Pangeo, dove lo legano a quattro cavalli e lo squartano in questa maniera.

il viaggio in india

Dioniso si sposta quindi verso l’Asia, attraversando il fiume Tigri in groppa a una tigre inviata da Zeus. I suoi viaggi lo portano fino all’Asia insieme al suo seguito composto da satiri e fedeli, e lungo il tragitto egli incontra diversi popoli. A quelli che si rivolgono a lui in modo amichevole fa dono del vino e del frumento, chi invece tenta di ostacolarlo e di combatterlo viene conquistato.

La durata della permanenza in India varia, talvolta vengono indicati tre anni, altre volte si parla di ben cinquantadue anni. Ma una volta arrivato in India, secondo la tradizione greca Dioniso fa dono agli indiani di frutta, frumento e vino, insegnando loro la viticultura, ma anche a venerare gli Dei. Fonda diverse città, fornendo agli indiani anche delle leggi. La tradizione greca vuole l’India come conquistata e civilizzata, ma i suoi abitati felici di venerare Dioniso come Dio.

dioniso e Penteo

Ritornato in Grecia, Dioniso raggiunge la città materna, Tebe. Qui regna Penteo, nipote di Cadmo e figlio di Agave, sorella di Semele. La storia di Penteo è narrata nelle Baccanti di Euripide, di cui è protagonista.

A Tebe Dioniso introduce i Baccanali, feste dove la popolazione, specialmente quella femminile, perde ogni autocontrollo e si lascia andare alla follia bacchica per le terre antistanti la città, uccidendo le mandrie e gridando in onore di Dioniso. Penteo decide di opporsi a questi rituali, non riconoscendo il cugino come Dio e anzi mostrandogli aperta ostilità, cercando anche di imprigionarlo.

Dioniso tuttavia, irato, lo convince con l’inganno a vestirsi da donna, così da poter spiare i riti dionisiaci e le azioni delle donne sue fedeli. Penteo decide di ascoltare il suo suggerimento, nascondendosi per osservare i riti. Tuttavia, sua madre Agave, nella follia bacchica infusa da Dioniso, lo scambia per un leone e decide di sacrificarlo al Dio. Uccide quindi il suo stesso figlio, squartandolo e tornando in città con la testa di Penteo in cima al tirso, rendendosi conto solo alle porte di Tebe di quanto commesso.

Argo e i pirati di nasso

Anche la città di Argo, fortemente devota ad Era, si rifiuta di riconoscere la natura divina di Dioniso. Come punizione, le donne di Argo sono pervase dalla follia, squartando i propri bambini. In seguito, nella città di Argo viene eretto un tempio dedicato a Dioniso, che non mancano di venerare come Dio.

L’ultima vicenda dei viaggi di Dioniso lo porta nella direzione di Nasso, dove si imbarca su una nave per raggiungere l’isola. La nave tuttavia supera ben presto l’isola di Nasso, dirigendosi verso l’Asia, e qui Dioniso scopre l’inganno. I marinai difatti sono in realtà pirati, che non conoscendo la sua identità lo scambiano per un principe che hanno intenzione di vendere come schiavo. Il Dio quindi ferma la nave grazie a tralci di edera che invade anche il ponte della stessa, scioglie le sue corde e trasforma in serpenti i remi e l’albero maestro. I pirati quindi impazziscono, gettandosi in mare e mutando in delfini.

L’oltretomba e l’olimpo

Terminati i suoi viaggi, Dioniso decide quindi di discendere nell’Oltretomba. Qui vuole infatti incontrare sua madre Semele, mai conosciuta, per riportarla in vita. Dioniso incontra Ade, esponendo la sua richiesta, e il Dio dell’Oltretomba decide di acconsentire, purché il nipote gli dia in cambio qualcosa a cui tiene molto.

Dioniso offre in cambio il mirto, che diventa da quel momento la pianta tipicamente associata all’Ade, e gli viene consentito quindi di portare sua madre con sé. Con lei ascende all’Olimpo, dove rivendica la propria natura divina e reclama il suo trono, offrendo agli Dei il vino. Gli Dei sono ben contenti di accoglierlo sull’Olimpo, anche grazie ad Estia che rinuncia di sua volontà al trono per cederlo a Dioniso, che si ritrova quindi a sedere alla destra del padre, Zeus.

Semele rimane a sua volta sull’Olimpo, resa immortale con il nome di Tione, sebbene alcune versioni narrano che Dioniso la riaccompagni nell’Ade prima di unirsi agli altri Dei.

Dioniso e Arianna

Dioniso trova Arianna
Marie-Anne-Angélique-Catherine Kauffmann, Bacco trova Arianna (particolare), 1764, Bregenz, Vorarlberger museum

Figlia del re di Creta Minosse e di sua moglie Pasifae, Arianna incontra Teseo quando il giovane ateniese si reca a Creta con lo scopo di uccidere il Minotauro, figlio mostruoso di Pasifae, che Minosse cela all’interno del labirinto nel suo palazzo. Arianna si innamora ben presto di Teseo e gli dà un gomitolo di lana da dipanare all’interno del labirinto, così da non perdersi.

Una volta che Teseo riesce nel suo intento, Arianna fugge da Creta insieme a lui, ma lungo la rotta per Atene Teseo la fa addormentare, abbandonandola sull’isola di Nasso. Risvegliatasi, Arianna vede Teseo allontanarsi con la nave e piange, distrutta dal dolore.

Un dolore destinato a durare poco, perché a Nasso la trova Dioniso, giungendo sull’isola a bordo di un carro trainato da pantere. Colpito dalla disperazione della giovane, ne ascolta la storia per poi decidere di sposarla una volta terminata, rendendola a sua volta immortale.

Come dono di nozze, Dioniso regala ad Arianna una corona d’oro creata da Efesto in persona che, una volta lanciata, si tramuta in stelle, formando la Corona Boreale. Il loro matrimonio è annoverato come assolutamente fedele, e nonostante Dioniso avesse avuto diversi amanti prima di lei, una volta sposata le sarà sempre leale. Dalla loro unione hanno origine diversi figli.

Altri Miti

Progenie

Dioniso dà origine a diversi figli, tanto mortali quanto divini. Fra i suoi figli divini possiamo annoverare Priapo, figlio secondo alcune versioni di Afrodite, secondo altre di una ninfa Naiade, Dio legato alla fertilità della terra. Sempre figlie di Afrodite e Dioniso sarebbero le Cariti, più famose con il nome romano di Grazie, tre fanciulle legate al culto della vegetazione e della fertilità, tanto umana quanto vegetale. In realtà il loro numero, così come i loro nomi, ma viene annoverata Pasitea come Carite sposa di Ipno, il Dio del Sonno. Secondo la versione più comune, tuttavia, le Cariti sono figlie di Zeus ed Eurinome.

Ancora figlio di Dioniso e Afrodite (o di Apollo e una Musa) è Imeneo, Dio del matrimonio da cui prende nome il corteo nunziale greco, chiamato appunto imeneo, che ha la funzione di accompagnare nella nuova casa la sposa.

Come accade nel caso di molti altri Dei, alcuni figli di Dioniso in alcune versioni sono semplicemente identità alternative del Dio, chiamato con il loro epiteto. Tale è il caso di Iacco, che talvolta viene descritto come figlio di Dioniso e Aura, in altri casi di Demetra o ancora di Zeus e Persefone, o ancora viene semplicemente assimilato al Dio. Iacco è, ad ogni modo, una figura dei Misteri Eleusini, è lui a condurre la processione verso Eleusi.

Figlia della ninfa Nikaia è Telete, Dea che presiede alle iniziazioni dei Misteri Bacchici, mentre ninfe erano Methe e Tisa.

Fra i figli mortali, invece, spicca fra tutti Deianira, figlia della regina di Calidone Altea, e seconda moglie di Eracle. Due dei suoi figli diventano sacerdoti, dove Narceo, figlio di una donna di nome Fiscoa (a volte una ninfa), è il primo sacerdote di Dioniso, mentre Maro è un sacerdote di Apollo. Egli figura nell’Odissea, vivendo presso Ismara nelle Tracia, terra del popolo dei Ciconi e un tempo alleati di Troia. Odisseo devasta e razzia Ismara, fino a che non si trova davanti a Maro, di cui ha pietà poiché di età avanzata e decide di risparmiare lui e la sua famiglia. Maro, per sdebitarsi, gli fa dono del vino con cui poi Odisseo ubriacherà Polifemo.

I figli di Dioniso e Arianna conoscono una sorte particolare. Essi sono numerosi e benché mortali, il loro destino è di regnare sulle regioni della Grecia in cui viene prodotto il vino migliore. Fra loro vi è Eurimedone, Enopione, Phanos, Stafilo, Toante e molti altri, ognuno sovrano di una regione diversa della Grecia, ma inevitabilmente mortale.

Altri Amori

Dioniso ha un numero elevato di relazioni, tanto con donne quanto con uomini, benché ognuna di queste preceda il suo matrimonio con Arianna, a cui il Dio è totalmente fedele.

Fra le amanti divine più note vi è Afrodite, secondo la tradizione madre di diversi figli di Dioniso. Proprio mentre è incinta di uno dei suoi figli la Dea viene maledetta da Era, gelosa per il risultato della disputa del Pomo d’Oro, maledicendola con un figlio dall’aspetto orribile, che sarà poi Priapo.

Vergine era la Titana Aura, che viene fatta ubriacare da Dioniso che poi abusa di lei, rapporto da cui avrà due gemelli. Il primo verrà dilaniato dalla madre furiosa, mentre il secondo è salvato dagli Dei, prendendo il nome di Iacco.

Fra le ninfe spicca Beroe, corteggiata tanto da Dioniso quanto da Poseidone, ma sarà quest’ultimo ad avere il suo favore finale. A sua volta fatta ubriacare e abusata è la ninfa Nikaia, madre di Telete, mentre altre versioni del mito vogliono Priapo figlio di una ninfa senza nome.

Altea, regina di Calidone, è amata da Dioniso. Viene sedotta con il consenso di suo marito, Re Oineo, in cambio del dono del vino che gli è fatto dal Dio. Dalla relazione con la regina nasce Deianira. Ma fra i mortali spiccano specialmente Ampelo, un giovane satiro amato dal Dio che muore nel tentativo di cavalcare un toro selvatico. Il Dio, a lutto per la sua perdita, lo trasforma nella stella Vindemiatrix. Fra gli altri amanti maschili di Dioniso vi è il centauro Chirone, di cui è stato allievo.

Dioniso e Orfeo

Alcune versioni della morte di Orfeo sono strettamente legate a Dioniso. Pur essendo un’opera perduta, i frammenti della tragedia delle Bassaridi di Eschilo si incentrano proprio su questo evento. Da quanto si può ricavare da questi frammenti, Orfeo incontra l’ira del Dio una volta tornato dall’Oltretomba, poiché egli si rifiuta di venerare Dioniso, preferendogli e proclamandolo più grande di lui Apollo. Infuriato, Dioniso scatena contro Orfeo le Baccanti della Tracia (che prendono anche il nome di Bassaridi). Queste, in preda alla follia bacchica, uccidono così l’eroe.

Un’altra versione, più romantica, racconta la morte di Orfeo sempre per mano delle baccanti, ma per ragioni diverse. Dopo aver perso definitivamente Euridice, difatti, egli giura che non avrebbe avuto più nessuna donna. Tuttavia, un gruppo di Baccanti lo invita a una orgia dionisiaca ma egli decide di tener fede alla sua promessa, rinunciandovi. Le Baccanti si infuriano per il rifiuto e s’avventano su di lui, uccidendolo e squartandolo, finendo col gettare i suoi resti nel fiume Evros.

Culto e Oggetti Sacri

Il culto di Dioniso è largamente diffuso per tutta la Grecia e ad egli sono dedicate una serie di festività religiose. Il suo culto prende anche il nome di Misteri Dionisiaci ed assume caratteristiche ben diverse, più violente e primordiali, rispetto a molti altri Dei.

Nelle preghiere rituali, al pari delle altre divinità Olimpiche, Dioniso viene pregato con le mani rivolte verso l’alto. L’offerta che accompagna la preghiera è solitamente vino e gli si sacrificano spesso gli arieti, sebbene vi siano spesso menzionati anche sacrifici umani in suo onore in tempi più antichi (una fonte ci viene da Pausania).

Il sacrificio, nel corso dei Misteri Dionisiaci, però assume anche caratteristiche diverse. Normalmente questi terminano con l’animale arrostito sul fuoco, ma all’interno del culto di Dioniso l’animale veniva ucciso e le sue carni mangiate crude, così da entrare in contatto con la divinità. All’aspetto misterico del culto venivano ammesse, almeno in principio, soltanto donne – le cosiddette Baccanti.

Un culto misterico che ha come fine il rilasciare la linfa vitale dell’uomo, di privarlo di freni e di inibizioni per la durata del rituale, caratterizzato da grida, sacrifici e violenze di ogni tipo e infinte anche di orge bacchiche. Naturalmente, il culto misterico di Dioniso raggiunge anche Roma, e proprio per queste sue caratteristiche è vietato in età repubblicana e sdoganato solo in età imperiale, per poi venir nuovamente proibito con l’avvento del cristianesimo.

Menzione separata meritano i baccanali, festività romana di ispirazione greca, festa propiziatoria dedicata al Dio che costringe più volte il potere di Roma a intervenire nella sua regolazione. I baccanali erano caratterizzati da celebrazioni violente, che spesso terminavano in omicidi così efferati da non lasciar nemmeno nulla del corpo della vittima. Tito Livio afferma che le notti dei baccanali sono le più adatte per compiere crimini, giacché le urla dei seguaci di Dioniso coprivano ogni cosa. Nel 186 a.C., quindi, i baccanali vengono riformati, portandoli sotto il controllo del Senato e dei Pontefici romani, sciogliendo così i culti esistenti. Ogni baccanale necessita di autorizzazione, così come è fatto divieto agli uomini di diventare sacerdoti di Bacco.

Attributi

Dioniso è un Dio che i greci rappresentano in due modi: in epoca più arcaica viene rappresentato come un uomo d’età matura, dalla lunga barba, mentre in età ellenica come un giovane efebico. Suo attributo più immediato è la vite, seguita dall’edera. Di edera è cinto il capo del Dio con una corona, così come è decorato il tirso, il suo peculiare bastone avvolto da edera, sulla cui sommità vi è una pigna.

Il suo carro non è trainato da cavalli, bensì da un paio di pantere, animale ricorrente nelle raffigurazioni del Dio. Ultimo attributo ricorrente del Dio è il Kantharos, un particolare tipo di coppa provvista di due manici che viene usata dai greci per bere. Proprio nel Kantharos si versa il vino, specialmente durante i rituali o le offerte.

Piante e Animali

Come divinità legata alla vegetazione, a Dioniso si tende ad associare la vegetazione in generale, in particolare gli alberi. Chiaramente, piante a lui sacre sono prima di tutto la vite, seguita subito dopo dall’edera. Fra le altre vi è anche l’alloro e l’asfodelo. La presenza dell’edera non è casuale, poiché le sue bacche se ingerite in grandi quantità possono causare allucinazioni e fenomeni di dissociazione.

Fra gli animali primeggiano i grandi felini: pantere prima di ogni altro, ma anche leoni, tigri e linci. Fra gli altri animali vi sono il serpente, il toro, la capra, l’asino ma specialmente i delfini, con un rimando alla mitologia dei Pirati di Nasso. Diversamente, non bisognava mai presentare un gufo, simbolo di saggezza, al cospetto del Dio.

Dioniso pantera
Dioniso cavalca una pantera, mosaico di Pella.

Seguito

Sono parte del Tiaso, tale il nome del corteo al seguito di Dioniso, Sileno, Dio dell’Ebbrezza presso il quale è cresciuto, ma anche Pan, divinità della natura e delle selve. Suo coppiere è Komos, che condivide il nome con un corteo rituale greco dedito all’ubriachezza e alla sessualità disinibita.

Parte del suo seguito sono anche più in genere i satiri, affiancati dalle Menadi. Queste sono le sue seguaci, chiamate anche Baccanti, Tiadi o Bassaridi. Sono donne che si lasciano andare alla frenesia estatica, possedute da Dioniso e dalla sua forza vitale. A voler fare una divisione più accurata, le Menadi sono le seguaci mitologiche, mentre al contrario sono Baccanti le seguaci storiche, umane, del Dio.

Luoghi di Culto

Caratteristica del culto dei Dioniso fu quello dei sacedorti itinerati, così come l’assenza di un vero e proprio luogo per il culo misterico. Questo è celebrato di notte, nei boschi e nelle caverne, ma non vi è davvero un luogo dove questo culto predomina rispetto agli altri, sebbene il Monte Citerione in Beozia è la sede più famosa delle orge bacchiche.

Altari e templi sono a lui dedicati in tutta la Grecia, con un particolare riguardo per Nasso, isola dove egli incontra Arianna, ma anche Delfi, lì dove egli condivide l’oracolo con Apollo. Un altro oracolo di Dioniso si trova in Tracia.

Il culto di Dioniso veniva celebrato in tutta la Grecia quattro volte l’anno, con le Lenee (gennaio/febbraio), le Antesterie (marzo), le grandi Dionisie (aprile) e le piccole Dionisie (dicembre). In queste occasioni non mancavano gli agoni teatrali, arte presieduta dal Dio, ed è in queste festività che i più grandi drammaturghi greci hanno potuto presentare le loro opere.