Crea sito

Estia

Estia (Ἑστία), figlia dei Titani Crono e Rea, è la Dea del focolare e della casa. Dea vergine e nota ai romani come Vesta, inizialmente appartiene al gruppo degli Dei dell’Olimpo ma successivamente rinuncerà al suo trono. È nota anche come “l’ultima Dea”.

Statua romana di Estia
Statua romana in marmo di Estia, rinominata Hestia Giustiniani. Attualmente fa parte della Collezione Torlonia.

Introduzione

Pur essendo quello di Estia un culto molto sentito e importante, pochi sono i miti e le leggende che la vedono protagonista o che la raffigurano. Fa parte della prima generazione di Dei ma il ruolo che ricopre fra gli Dei fa sì che non abbandoni praticamente mai l’Olimpo, rimanendo così in disparte in praticamente tutte le vicende che invece coinvolgono tutti gli altri Dei.

Suo infatti è il compito di vegliare sul sacro focolare dell’Olimpo, motivo per cui il Monte Olimpo rimane la sua casa anche una volta abbandonato il trono. Proprio per la sua funzione, raramente viene ritratta in forma umana ma per i greci è sempre presente sotto forma di fiamma, nei focolari pubblici e privati. La fiamma, infatti, è per i greci segno della presenza divina. In alternativa viene rappresentata spesso al fianco di Ermes o con un cerchio, simbolo del focolare che è infatti di forma circolare. Ancora, non è raro che appaia con il capo velato.

Divinità dal carattere pacato e priva di ambizione, Estia veglia sul fuoco sacro e facendo ciò veglia sulla famiglia divina. Finché la fiamma di Estia divampa, la famiglia è protetta e questo tanto sull’Olimpo quanto sulla terra. Mai, infatti, il fuoco sacro dedicato alla Dea deve essere spento.

A Roma è conosciuta come Vesta, e pur perdendo importanza a livello privato nella protezione della casa, ne guadagna invece parecchia a livello pubblico. Ella infatti diventa Vesta publica populi Romani, la protettrice del focolare di Roma, dello stato romano. È a lei che si rivolgono le preghiere in caso di calamità e le sue sacerdotesse, le Vestali, godevano di grandi onori. Loro era il compito di non far spegnere mai il fuoco sacro della città nel tempio della Dea. Il culto di Vesta non subì modifiche nel corso del tempo e il fuoco continuò ad ardere a Roma fino al 391 d.C., quando Teodosio I abolì i culti pagani, sciolse l’ordine delle Vestali e fece spegnere il fuoco sacro di Vesta nel Tempio di Vesta nel Foro Romano.

Competenze

Dea del Focolare: la casa

La protezione della casa è il primo ambito di Estia, condiviso – seppur con ruoli diversi – con la sorella Era. Al centro di ogni casa, difatti, vi è il focolare dedicato ad Estia. Questo viene tenuto in vita dal padre o dalla madre di famiglia ed è attorno a questo focolare che i greci trascorrono gran parte della loro vita familiare. Su questo fuoco, difatti, si cucina e attorno a questo stesso fuoco ci si riscalda e si prega.

La vita domestica, l’unione familiare e la protezione della casa sono quindi appannaggio di Estia, divinità che ha un ruolo centrale nella vita quotidiana dei greci a dispetto della sua scarsa presenza all’interno della mitologia e delle leggende.

Non solo, secondo alcune versione ad Estia è dedicata anche l’architettura, poiché l’arte del costruire case – il suo vero luogo sacro – fu inventata proprio da lei. È in questo senso che appare spesso affiancata ad Ermes, sia nella funzione del Dio di protettore dei lavoratori, sia come invocazione congiunta per allontanare energie maligne dalla casa.

Estia presiede a tutti i sacrifici fatti dalla famiglia, così come alle invocazioni delle divinità domestiche. Queste sono gli Hestiouchoi (o Ephestioi) divinità minori della casa che sovrintendevano alla vita domestica, un concetto non troppo dissimile dai Lari romani, benché questi rappresentino gli spiriti degli antenati che proteggevano la famiglia. Non un caso, quindi, che a Roma il culto privato di Estia/Vesta perda importanza favorendo invece Lari e Penati.

Sacrificio a Vesta
Sacrificio a Vesta, 1771, di Francisco de Goya. Attualmente conservato in collezione privata.

Dea del Focolare: la città

Ad Estia non è dedicata nessuna città in particolare: ella, infatti, protegge tutte le città in maniera indistinta in quanto comunità e, quindi, una forma allargata della famiglia. Pressoché tutti i rituali, civili e sacri, si svolgono alla presenza del fuoco, quindi sotto la protezione e la consacrazione di Estia.

Nell’edificio principale di ogni poleis, nel pritaneo, vi è il sacro focolare cittadino. Qui il fuoco di Estia non deve estinguersi mai, in segno di continuità e potere cittadino. Al pari del focolare domestico, il focolare del pritaneo svolge il ruolo centrale all’interno della vita politica della polis. Qui ci si riuscire per gli eventi di politica interna ed esterna e qui specialmente si celebrano le cerimonie pubbliche cittadine.

Ogni tempio greco ha un altare dedicato ad Estia con una fiamma accesa in onore della Dea. Se il fuoco del pritaneo non poteva mai esser spento, quello dei sacrifici invece veniva lasciato estinguersi, specialmente quando si trovava all’esterno del tempio. La sua accensione, tuttavia, è un momento importantissimo del rituale, sancendone l’inizio con l’invocazione e la presenza della Dea.

Fuoco eterno: colonie e olimpiadi

La simbologia del fuoco torna in due importantissimi momenti della vita greca: la fondazione di una nuova colonia e i Giochi Olimpici.

Il periodo che precede una spedizione per la fondazione di una colonia ha due momenti essenziali. Il primo è il consulto dell’Oracolo di Delfi, per comprendere tramite il responso delle Pizie sacerdotesse di Apollo qual è il volere divino e cosa aspetterà i coloni. Il secondo, invece, è proprio l’accensione di una torcia nel pritaneo della polis. Questa torcia non dovrà mai venir spenta per tutto il viaggio ma dovrà ardere fino all’arrivo nella nuova terra, e qui dovrà dare vita a un nuovo focolare sacro, generato dalle stesse fiamme della madrepatria.

Simbologia analoga avviene nei Giochi Olimpici. Nell’antichità questi sono un momento in cui ogni guerra è sospesa a favore di una tregua e la loro importanza è tale che sono usate come sistema di datazione. Ad Olimpia, durante i Giochi Antichi, le sacerdotesse accendono un focolare che non deve essere spento per tutta la durata dei giochi. Fuochi ardono nel Tempio di Estia ad Olimpia, ma per l’occasione sono accesi anche nel Tempio di Zeus e in quello di Era. Ed è proprio dalle rovine del Tempio di Era che ai giorni nostri è accesa la torcia olimpica simbolo dei Giochi Olimpici moderni.

Mitologia

Nascita

La Teogonia di Esiodo è la fonte principale per tutto quel che riguarda la saga dei Crònidi e la successiva Titanomachia. È proprio Esiodo a presentarci Estia come figlia di Crono e Rea, ma il ruolo della Dea è da subito marginale se paragonato a quello dei fratelli.

Secondo una profezia, rivelatagli proprio dai suoi genitori Gea e Urano, Crono avrebbe perso il proprio potere, strappato a sua volta a suo padre, quando sarebbe stato sconfitto da uno dei suoi figli. Ben poco intenzionato a perdere il proprio trono, Crono costringe la sorella e moglie Rea a consegnargli ogni figlio appena nato, così da poterlo ingoiare. Difatti, essendo i suoi figli immortali non sarebbe mai stato possibile ucciderli.

Anche Estia subisce questa sorte, al pari dei suoi fratelli Era, Ade, Poseidone e Demetra. Secondo alcune versioni, anzi, Estia è anche la più grande fra i suoi fratelli (sebbene talvolta venga presentata Era come la più grande fra le figlie di Crono) ed è la prima a subire questo trattamento.

Le cose cambiano quando Rea, annientata dal dolore, nasconde Zeus a Creta, facendo ingerire invece a Crono semplicemente un sasso. Una volta cresciuto, Zeus riesce ad ingannare il padre anche grazie all’aiuto di Rea, che gli fornisce un emetico che gli fa risputare i figli che subito si schierano al fianco del fratello.

Se si tiene fede alle versioni in cui Estia è la più grande fra i suoi fratelli, venendo ella ingoiata per prima è anche l’ultima ad essere salvata: Estia sarebbe quindi la prima e l’ultima degli Dei contemporaneamente. Pur sostenendo Zeus contro i Titani, nella Titanomachia che vede contrapposti Dei e Titani – così come nel ciclo successivo della Gigantomachia, la guerra fra Dei e Giganti – non v’è traccia di Estia se non semplicemente in maniera indiretta, appunto come supporto dei fratelli.

Dea Vergine

Una delle tre Dee vergini insieme ad Artemide e Atena, Estia si differenzia enormemente dalle nipoti. Queste difatti sono proiettate verso il mondo esterno, abbracciano la verginità per perseguire i propri desideri o le proprie capacità, mentre Estia è l’esatto opposto.

Estia è ferma sul Monte Olimpo, raramente mette piede nel mondo esterno, ma le attenzioni della Dea sono tutte per il mondo interno: la casa, il domestico, il familiare. Se le nipoti guardano all’esterno, lo sguardo di Estia è tutto per l’interno.

Sia Apollo che Poseidone si contendono la sua mano, così come la bella Afrodite cerca invano di sedurla, ma Estia decide di far voto di castità. Richiede infatti a suo fratello Zeus di poter essere eternamente vergine e questi accetta la sua richiesta. In cambio dell’eterna verginità, ad Estia si tributa l’onore di esser presente, tramite il fuoco, non solo in tutte le case e nel cuore della città, ma anche con un altare personale in ogni tempio di qualsiasi Dio.

Estia, Dioniso e Priapo

Estia appare in particolare in due eventi mitologici. Il primo riguarda Dioniso ed è a questo che è legato il suo epiteto di Ultima Dea. Dioniso, figlio di Zeus e Semele, nasce come semidio e solo successivamente, dopo aver terminato i suoi pellegrinaggi, viene riconosciuto come Dio. Unico Dio con genitore mortale, all’Olimpo sono tuttavia presenti solo dodici troni e tutti e dodici sono già occupati… E nessuno degli Dei sembra essere disposto a cedere il proprio trono. Nessuno, tranne Estia. È lei, infatti, priva di ambizione a rinunciare di sua spontanea volontà al proprio trono, lasciandolo al nipote per occuparsi del sacro focolare. Ed è proprio per questa rinuncia che viene soprannominata “Ultima Dea”. Non bisogna però farsi trarre in inganno: pur essendo più debole dei suoi fratelli e degli altri Olimpi, Estia rimane comunque una Dea estremamente potente se paragonata agli Dei minori.

Un altro mito di Estia coinvolge Priapo, divinità simbolo dell’istinto sessuale. Interessato ad Estia, egli ubriaco in seguito a un banchetto tenta di abusare della Dea addormentata. È tuttavia il raglio di un asino a svegliare Estia e anche tutti gli altri Dei, costringendo Priapo alla fuga e bruciando così ogni sua possibilità di essere accolto sull’Olimpo. La simbologia dell’asino è particolarmente rilevante, poiché presso i greci esso è simbolo di lussuria ma perfino lui si scaglia a protezione della virtù della Dea.

Culto e Oggetti Sacri

Stampa di Vesta con la simbologia del cerchio e del capo velato.

Non v’è pressoché nessuna persona nel mondo greco che non preghi Estia. Il suo è paradossalmente il culto più diffuso, praticato da chiunque sia nel pubblico che nel privato, pur avendo ben pochi templi dedicati a lei personalmente. Si ha traccia di templi dedicati ad Estia a Sparta, Hermione e Olimpia. Un altare di Estia è però onnipresente nelle poleis greche: è nelle case, nei luoghi di potere ed anche in ogni tempio di ogni Dio. Ovunque si vada, il fuoco di Estia arde.

Il fuoco è un elemento portante e centrale della cultura greca: esso rappresenta il potere dell’uomo, il suo raziocinio, le sue capacità. Il fuoco è ciò che rende un greco un essere umano, si potrebbe dire. Donatogli con grande costo da Prometeo, l’uomo greco vede nel fuoco la propria forza. Non una sorpresa, quindi, che un culto legato al fuoco sia così centrale nella vita greca.

In Grecia Estia non ha una festa dedicata, al contrario di quanto avviene a Roma, dove in giugno ricorrono le Vestalia, le festività dedicate a Vesta. A Vesta corrisponde anche l’ordine delle Vestali, un ordine di sacerdotesse nominate dal Pontifex Maximus che per trent’anni prestano servizio per la Dea, facendo voto di castità e mantenendo acceso il sacro fuoco di Vesta. Qualora una Vestale rompa il voto di castità o fallisca nel mantenere acceso il fuoco, commette un sacrilegio che prevede la pena capitale. Nemmeno una Vestale sacrilega, tuttavia, non può essere uccisa da mano umana: la sua fine designata è quella di venir sotterrata viva e così morire.

Attributi, piante e animali

Tanto semplice nel culto, tanto semplice nei suoi attributi, Estia ha ben pochi simboli che le appartengono. Suoi attributi sono il focolare e il braciere, simboli della vita domestica a cui presiede, luoghi attorno ai quali ruota la vita dei greci nella sua interezza. In aggiunta vi è il cerchio, poiché la sua forma ricorda appunto i focolari e i bracieri. Infine, suo altro attributo è il velo che le copre il capo in segno di modestia.

Gli animali a lei sacri sono i vitelli con un’età inferiore all’anno, generalmente sacrificati a lei direttamente, il maiale in quanto animale ricorrente durante i sacrifici e l’asino, in ricordo della vicenda di Priapo. La pianta a lei dedicata è l’agnocasto.

La prima offerta, la prima preghiera

Il culto di Estia non trova rilevanza solo all’interno dei templi o delle abitazioni, ma perfino nei rituali e le preghiere greche la Dea ha un ruolo prominente. Non importa, difatti, a quale Dio si offici un sacrificio o si rivolga una preghiera: la prima offerta e la prima invocazione è sempre e comunque rivolta ad Estia.

Naturalmente lo è anche nella vita domestica. È uso comune fra i greci gettare nel braciere, in offerta agli Dei, parte del proprio cibo ad ogni pasto. Questo può essere sacrificato agli Dei in generale o, in alternativa, a una divinità e ad Estia.

Il fuoco è un elemento portate anche della vita religiosa greca: è attorno a questo che si prega ed è su questo che si officiano i sacrifici. Per questo la prima Dea da invocare (e ringraziare) è proprio Estia, a prescindere da quale sia il fine o da quale altra divinità sia invocata. Estia è onnipresente: in ogni tempio, in ogni preghiera, in ogni rituale.