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Ade

Ade (Ἁιδης), figlio dei Titani Crono e Rea, è Dio e sovrano dell’Ade, il Regno delle anime, oltre che delle ombre e dei morti. Coniuge di Persefone e conosciuto nel mondo romano come Plutone (Pluto), Ade è una divinità ctonia, ossia una divinità legata al mondo sotterraneo.

Ade con Cerbero
Statua di Ade con Cerbero, conservata al Museo Archeologico di Creta.

Introduzione

Nonostante sia una delle divinità più potenti del pantheon ellenico, egli non viene annoverato fra gli Dei Olimpici, né è presente in numerosi miti, poiché raramente abbandona l’Oltretomba per visitare il mondo mortale e pochi sono gli eroi che si sono spinti, ancora in vita, nell’Ade.  

Viene generalmente descritto come un Dio dall’aspetto severo e ombroso, con un portamento regale, barba scura e un carattere rigoroso. Spesso i suoi tratti sono simili a quelli di Zeus, ma ben più tenebrosi, così come frequentemente appare seduto in trono. Accompagnato a volte da Cerbero, un cane a tre teste, comunemente ha con sé uno scettro, così come l’Elmo dell’Invisibilità, di tanto in tanto sostituito da un velo che copre volto e occhi.  

Pur essendo una divinità rappresentata come seria e ligia al proprio dovere, Ade non è mai rappresentato come malvagio. Egli, difatti, pur temuto a causa del suo ruolo di Signore dell’Oltretomba, ben raramente nuoce ad umani senza una reale motivazione. 

Tuttavia, raramente il suo nome viene pronunciato, e spesso si preferisce rivolgersi a lui come “Zeus Ctonio”, con epiteti o, più avanti, perfino dagli stessi greci, e non solo dai romani, come Plutone.  

Competenze

Ade è colui che regna sull’Oltretomba, Dio dei morti e che presiede ai riti funebri. Egli è anche il Dio della ricchezza della terra, caratteristiche molto più accentuatate nella figura romana di Plutone.

Dio dei Morti

Un errore comune che si commette quando si parla di Ade è di confonderlo con Thanatos: Ade, difatti, non è il Dio della Morte, ruolo che spetta invece all’alato Dio Thanatos, ma è il Dio dei Morti. È colui che regna sull’Oltretomba  è a lui rispondono le anime dei morti, ma non è colui che dispensa la morte in prima persona.

Egli è anche il Dio dei riti funebri e delle sepolture, essenziali per poter aver accesso all’Oltretomba, poiché senza riti funebri è negato l’ingresso all’Ade alle anime dei morti, condannate quindi a vagare senza sosta.

Non adempiere ai riti funebri poteva comportare l’ira del Dio, come accaduto a Tebe quando venne rifiutata la sepoltura ai Sette Contro Tebe. Ade e Persefone mandarono la peste sulla Beozia, regione storica di Tebe, e perché questa cessasse fu necessario che due vergini si sacrificassero di propria volontà. Ad adempiere alla volontà degli Dei furono Metioche e Menippe, figlie di Orione e abitanti della Beozia. Furono le uniche due ad accettare il sacrificio, lì dove invece qualsiasi altra fanciulla in città rifiutò. Per il loro sacrificio, i due Dei le trasformarono in comete.

Necromanzia, Spettri, Sogni, Maledizioni

La necromanzia, intesa come la capacità di evocare ed interloquire con gli spettri, era una pratica divinatoria ben conosciuta in Grecia, tanto da trovare un rimando nella stessa Odissea di Omero, lì dove Odisseo ne apprende la tecnica dalla Maga Circe. In Epiro,  esisteva anche il Necromanteion, un templio dedicato ad Ade e Persefone dove era praticata la necromanzia, ma anche altri templi – come ad esempio quello di Cuma – ospitavano oracoli dei morti. 

Prima di iniziare i riti di necromanzia, era comune invocare Ade, spesso insieme alla sua sposa Persefone, ma il legame di Ade con la necromanzia e gli spettri si estende anche ai sogni e alle maledizioni.

Difatti, Ade è anche Signore degli Oniri, o Sogni, divinità figlie di Notte e personificazione dei sogni. Gli Oniri agiscono inviando sogni ai mortali tramite due cancelli, uno dei sogni veri e uno dei sogni ingannatori, che si trovano proprio all’interno dell’Ade.

La competenza sulle maledizioni, invece, è da ricercare nelle Erinni. Queste sono in alcuni miti figlie di Urano, in altri di Notte e in altre ancora dello stesso Ade (negli Inni Orfici vengono descritte proprio come figlie di Ade e Persefone, ad esempio). Rappresentano la personificazione della vendetta. Invocate per vendicare i crimini commessi, maledicono e perseguitano chi li ha commessi, con particolare enfasi per patricidi e matricidi

Dio della Ricchezza

Caratteristica maggiormente esaltata nella versione romana, anche in Grecia tuttavia Ade assume l’attributo di Dio della ricchezza della terra. A lui, infatti, appartengono i minerali e i materiali preziosi della terra, poiché si trovano nel sottosuolo.

In aggiunta, tanto in età greca (Esiodo, Platone, Inni Orfici), così come romana (Cicerone), egli viene invocato spesso insieme a Demetra, per richiedere che la terra sia ricca, nella sua accezione di fertile. È proprio questa accezione a far sì che la cornucopia piena di spighe di grano sia a sua volta un attributo di Ade, che spesso la regge nelle sue raffigurazioni.

Mitologia

Nonostante l’importanza della divinità, di Ade abbiamo un numero ben ridotto di citazioni nelle fonti greche. È proprio nelle opere letterarie, ad ogni modo, che si attesta maggiormente il nome “Ade”, lì dove invece nel parlato i greci tendono generalmente a preferire “Plutone”, si pensa per il significato stesso del nome e per il mancato richiamo all’Oltretomba, lì dove invece Plutone deriva da “ploutos” (Πλούτος), “ricco”.

Le poche attestazioni sono da imputare al generale disinteresse di Ade per il mondo umano: soltanto due sono le principali storie che vedono Ade fuori dal suo regno. La prima per il ratto di Persefone, la seconda quando le ferite causate da Eracle lo costrinsero a raggiungere l’Olimpo. E così come egli non s’immischia nelle faccende mortali, anche le questioni eroiche sembrano interessargli ben poco.

Nascita, Titanomachia e divisione del Cosmo

Fonte principale della nascita di Ade è la Teogonia di Esiodo, che tratta fra le altre, la vicenda del Crònidi e della Titanomachia. A lui si affianca Pseudo-Apollodoro, che nel primo libro della sua Biblioteca tratta a sua volta il tema della Titanomachia.

Il mito narra che Gea e Urano misero in guardia Rea e Crono, loro figli, rivelando una profezia che vedeva Crono soccombere sotto la mano del proprio figlio. Crono, ben poco intenzionato a farsi spodestare, non potendo uccidere la propria progenie poiché immortale, decide quindi di ingoiarli non appena messi al mondo.

Questo è il destino di Ade, insieme ai suoi fratelli Era, Poseidone, Demetra ed Estia: divorati dal padre, apparentemente senza possibilità di veder luce. O perlomeno così sembrava, fin quando Rea, distrutta dal dolore della perdita dei figli, decise di nascondere a Crono la nascita di Zeus. A Crono presentò al suo posto un sasso, dando invece alla luce il figlio a Creta, dove poi crebbe.

È Zeus a raggirare il padre, portandolo così a risputar la prole tramite un emetico fornito da sua madre Rea. Da quest’atto ebbe inizio la Titanomachia, la guerra che vide contrapposti gli Déi, guidati da Zeus e animati da un forte sentimento di risentimento nei confronti del padre, loro avversari i Titani alleati di Crono, guidati da Atlante, che non avevano alcuna intenzione di sottostare al potere di Zeus.

La Titanomachia andò avanti per dieci anni, e fu di nuovo una profezia di Gea a cambiare le carte in tavola. Secondo la profezia, Zeus avrebbe trionfato se gli Dei avessero avuto come compagni d’arme coloro che Crono stesso aveva rinchiuso nel Tartaro: i Ciclopi e gli Ecatonchiri (o Centimani). Fu così che Zeus riuscì ad uccidere Campe, guardiana del Tartaro, e li liberò, nutrendoli con nettare ed ambrosia.

I Ciclopi, in segno di ringraziamento, forgiarono e donarono armi per gli Dei. Se a Zeus spettarono le folgori e a Poseidone il tridente, ad Ade venne invece fatto dono dell’Elmo che gli consentiva di diventare invisibile. Lo stesso elmo che sarebbe diventato poi uno dei suoi simboli sacri, con cui è solito rappresentarlo. Fu anche grazie a queste armi che gli Dei riuscirono a sconfiggere i Titani. Rinchiusero Crono, insieme ai suoi fratelli Titani, nel Tartaro e gli Ecatonchiri furono messi a loro guardia, mentre Atlante venne condannato a reggere sulle proprie spalle la volta celeste.

Sconfitti quindi i Titani, Zeus, Poseidone ed Ade si divisero l’universo. Il nuovo ordine del Cosmo venne stabilito quindi tramite un sorteggio che vide la divisione del Cielo, del Mare e delle Ombre. Terra e Olimpo rimanevano terreno comune, dove i tre fratelli avrebbero avuto uguale influenza.

Secondo alcuni miti il sorteggio si tenne poiché i tre fratelli erano uguali fra loro in diritto e potere; secondo altre versioni il diritto di scelta spettava ad Ade, primogenito, ma questo si scontrava con l’ambizione di Zeus.

I tre fratelli estrassero a sorte tre tessere e così ad Ade spettò dal fato l’Oltretomba, ma i tre fratelli sono considerati uguali fra loro. Nell’Iliade Poseidone afferma che non si sarebbe piegato al volere di Zeus perché suo pari; nei Fasti di Ovidio è Zeus ad affermare la loro parità.

Alcune versioni vogliono Ade come umiliato dall’esito della contesa: lui che avrebbe potuto governare i Cieli si trovò invece relegato nel sottosuolo. Un ruolo che gli ha portato sì rispetto, ma che ha fatto anche in modo che tanto gli uomini quanto gli Dei ne prendessero le distanze, allontanandolo ed isolandolo.

Gigantomachia e Tifone

Della Gigantomachia narra ancora Pseudo-Apollodoro nella sua Biblioteca, mentre non v’è riferimento nella Teogonia di Esiodo. È altamente probabile l’esistenza di un poema ad essa dedicato ma ormai perduto.

Infuriata per la sconfitta dei figli Titani, Gea insieme a Tartaro mette al mondo i Giganti – sebbene secondo alcuni miti questi siano nati dalle gocce di sangue di Urano castrato. Creature altissime e dall’aspetto mostruoso, per metà umani con capelli e barba foltissimi ma con code di serpenti come estremità inferiori.

Ventiquattro giganti in tutto, ognuno nato con lo scopo di annientare un Dio preciso. Invincibili anche per gli Dei, le divinità vennero tuttavia a sapere che questi potevano essere uccisi soltanto con l’aiuto di un mortale. Fu, naturalmente, Eracle ad aiutarli nella Gigantomachia.

Fra loro spiccavano in forza Porfirione, Re dei Giganti e opposto di Zeus, e Alcioneo, antitesi di Ade. Nella Biblioteca non leggiamo riferimenti ad Ade nella Gigantomachia se non per il prestito dell’Elmo dell’Invisibilità per Ermes, con il quale il Dio sconfisse Ippolito. Alcioneo, invece, venne sconfitto da Eracle. Egli infatti era l’unico Gigante a poter essere sconfitto anche solo da un umano. Era però immortale sul suolo natio ed ogni volta che cadeva per terra si rialzava più forte. Sotto suggerimento di Atena, Eracle lo trascinò via dalla sua terra, riuscendo in questo modo ad annientarlo.

Terminata la Gigantomachia, ancor più infuriata Gea diede vita, insieme a Tartaro, a Tifone. Un mostro che Pseudo-Apollodoro definisce “di due nature, della umana e della ferina” e della cui storia troviamo versi anche nella Teogonia. Egli è descritto come il più tremendo dei figli di Gea, più alto della montagna più alta, dalle innumerevoli teste, umani e di serpente, e draghi come gambe.

Antonino Liberale nelle Metamorfosi racconta che niente riusciva a contrastare la sua forza. Gli Dei decisero, quindi, di fuggire in Egitto e qui assumere aspetto d’animale per sfuggirgli. Secondo alcune tradizioni, Ade assunse l’aspetto di uno sciacallo, che darebbe quindi origine al suo sincretismo con Anubi (sebbene quest’ultimo verrà poi affiancato piuttosto ad Ermes, condividendo i due Dei il ruolo di psicopompo, ossia di colui che guida le anime dei morti verso l’Oltretomba).

Tuttavia, la tradizione che vuole gli Dei assumere aspetto d’animale in Egitto è più tarda rispetto alle prime fonti, dove invece non v’è traccia. Quel che è certo è che Zeus, affiancato dalla figlia Atena, sconfisse Tifone, mentre Ade rimase nel suo Regno.

Ratto di Persefone

Ade rapisce Persefone (dipinto)
Ratto di Proserpina, Hans von Aachen, 1589. Conservato al Brukenthal National Museum.

Il mito sicuramente più conosciuto su Ade, raccontato in una infinita varietà di fonti, dalla Teogonia di Esiodo stessa agli Inni Omerici, è quello sul rapimento di Persefone.

Secondo il mito, Ade s’innamorò perdutamente di Persefone, figlia di Demetra e Zeus, e chiedendola al fratello come sposa questi non rifiutò. Ben prevedendo, però, l’ira di Demetra non acconsentì nemmeno apertamente, dandogli comunque il suo accordo per rapirla.

Ed è così che Ade emese dalla terra sopra il suo carro d’oro guidato da cavalli immortali. Afferrata Persefone la trascinò con sé nell’Oltretomba, senza che Zeus potesse sentire le invocazioni della figlia mentre veniva rapita.

E quando Demetra scoprì il destino della figlia, il suo dolore non fu soltanto personale, ma del mondo intero. Vagò alla ricerca della figlia, senza che nessuno le dicesse la verità sulla sua sorte. Nel mentre nel mondo mortale non germogliava più il grano e la terra era secca e incoltivabile. Il dolore di Demetra non si placava e Zeus intervenne, inviando Ermes presso Ade a chiedere di liberare Persefone.

Ade acconsentì immediatamente, ma prima diede a Persefone un melograno poiché era da tempo che ormai non mangiava e questa ne consumò sei chicchi. Questo tuttavia era un inganno, poiché mangiare cibo all’interno dell’Ade equivale a rimanere lì imprigionata e in questo modo Persefone sarebbe rimasta con Ade. Secondi alcune versioni, fu Ascalafo, un demone figlio di Acheronte, a testimoniare che Persefone aveva mangiato i semi, e per questo fu tramutato da Demetra in un gufo.

Di nuovo infuriò l’ira di Demetra, tanto che Zeus dovette intervenire nuovamente, proponendo così un accordo. Persefone avrebbe passato nell’Ade un numero di mesi pari al numero di chicchi mangiati e i restanti li avrebbe passati con la madre. Entrambe le parti accettano la proposta, ed è così che Persefone trascorre sei mesi con la madre Demetra, mesi durante i quali la terra è rigogliosa, e sei mesi nell’Ade come Regina degli Inferi, quando al contrario la terra è sterile come riflesso del dolore di Demetra.

Naturalmente esistono altre versioni del mito, secondo cui Persefone non fu ingannata a mangiare i semi ma lo fece di proposito, poiché legata ad Ade. Ancora, secondo altre fonti i mesi che ella avrebbe passato nell’Ade sarebbero stati quattro contro gli otto sulla Terra. In questo caso i quattro mesi corrisponderebbero c non all’inverno, ma all’estate secca mediterranea. Tuttavia, questa versione non coinciderebbe con il suo essere la Dea della Primavera, proprio a ragione del periodo in cui torna in superficie.

Altri Miti

Progenie

In qualità di divinità dell’Oltretomba, Ade nella maggior parte dei miti e delle fonti è ritenuto sterile. La coppia di Persefone e Ade sembrerebbe destinata ad essere sterile, poiché non è possibile dar vita nel Regno dei Morti. Tuttavia, ci sono alcune versioni dei miti che vedono la coppia avere figli, o in alternativa Persefone dare vita a figli generati ingannevolmente con Zeus con l’aspetto di Ade.

Le tre Erinni, Aletto, Megera e Tisifone, sono forse le più famose fra le figlie di Ade e Persefone. Rappresentazione fisica della vendetta, si tratta di tre donne dall’aria mostruosa, dotate di ale e con serpenti al posto di capelli. Spesso armate di torce e fruste, usate per torturare la loro vittima.

Per quanto riguarda invece Zagreo, lui è principalmente ritenuto figlio di Persefone e Zeus, a volte generato prima del suo rapimento, altre volte dopo. In Eschilo, tuttavia, è indicato come figlio di Ade.

Anche Melinoe è figlia di Persefone e Zeus nella maggior parte dei miti, mentre ancora a volte è indicato come padre Ade. Nei miti orfici, infine, ella è figlia sia di Ade che di Zeus, sincretizzati in un unico ruolo. Dea dei fantasmi, Melinoe è portatrice di incubi e follia, rappresentando il dolore di Persefone in seguito alla separazione dalla madre.

Infine vi è Macaria, ritenuta unicamente figlia di Ade, incarnazione della morte beata e Dea probabilmente controparte più benevola di Thanatos.

Discendere nell’Aldilà: Orfeo, Eracle, Teseo, Piritoo

Forse il mito più famoso che riguarda un eroe scendere nell’Oltretomba è quello di Orfeo ed Euridice. Morta la sua amata Euridice per mano di Aristeo, Orfeo discese negli Inferi con la sua lira, e qui grazie al suo talento di cantore commosse ogni anima ed entità presenti. Ade acconsente quindi a lasciar andare Euridice, all’unica condizione che Orfeo non si volti a guardare la sua amata fino a che non tornino sulla terra.

Scortati da Ermes, a cui spetta il compito di controllare che Orfeo non venga meno ai patti, Orfeo comincia così la sua risalita verso la terra, ma esattamente sulla soglia si volta a guardare la sua amata, che subito è strappata a lui e riportata nell’Ade.

Legati fra loro sono i miti in cui Teseo, Piritoo e Eracle hanno a che fare con Ade. I primi due giungono nell’Oltretomba con l’intento di rapire Persefone affinché Piritoo potesse sposarla. Secondo alcune versioni, furono le Furie a legare i due uomini alle Sedie dell’Oblio, ma secondo altre arrivarono direttamente al cospetto di Ade. Qui spiegarono al Dio infernale il motivo della loro discesa negli Inferi e questi li invitò a sedersi. Le sedie, tuttavia, si rivelarono essere una trappola, giacché serpenti legarono i due uomini, impedendo loro di rialzarsi. Le cosiddette “Sedie dell’Oblio”, una trappola da cui non ci si poteva più separare.

I due uomini passarono quattro anni nel Tartaro finché non sopraggiunse Eracle. Egli discese nell’Ade per la sua dodicesima fatica, ossia catturare Cerbero per portarlo da Euristeo. Durante la sua discesa, Eracle incontrò Teseo e Piritoo e questi gli chiesero di essere liberati. Eracle riuscì a strappar via Teseo dalla sua sedia, ma quando provò a far lo stesso con Piritoo un terremoto lo fece desistere, condannando nei fatti Piritoo a rimanere nell’Ade ma liberando Teseo.

Successivamente Eracle riesce ad avere un incontro con Ade, che gli concede di portar via Cerbero se fosse riuscito a domarlo a mani nude, senza alcun tipo di arma e vestito unicamente della pelle del Leone. Eracle riesce a soggiogare Cerbero strangolandolo fin quando questo non si arrende e lo conduce da Euristeo. Tuttavia, successivamente sarà Eracle stesso a riportare Cerbero da Ade.

Secondo altre versioni del mito, Eracle convinse Cerbero con le buone e non con la forza (iconografia usata specialmente nei riti funebri), così come fu Cerbero a scappare per tornare a compiere il suo lavoro. Ancora, un’altra versione vede Euristeo spaventarsi alla vista di Cerbero al punto da ordinare ad Eracle di riportarlo indietro.

Aggirare la Morte: Esculapio e Sisifo

Ade è presente anche nei miti di Esculapio (o Asclepio) e Sisifo, entrambi con il tema comune d’aggirar la Morte.

Figlio di Apollo e di una mortale (a volte identificata in Arsinoe, a volte in Coronide), Esculapio nasce come semidio. Ricevette un’educazione sulla medicina, così da poter aiutare i malati. Egli era talmente esperto e portato per l’arte medica che si disse essere in grado di curare le ferite peggiori, fino a poter riportare in vita i morti. A causa sua l’afflusso di morti nell’Oltretomba diminuì drasticamente, incorrendo quindi nella furia di Ade che lo accusava di star sovvertendo l’ordine naturale delle cose. Per questo motivo Zeus lo uccise fulminandolo, per poi renderlo la costellazione di Ofiuco. Successivamente, lo stesso Esculapio divenne Dio della medicina, come suo padre prima di lui, amatissimo dal popolo.

Le vicende di Sisifo, figlio di Eolo e Re di Corinto, con Ade iniziano quando Zeus chiese al fratello di mandare Thanatos a catturarlo. Sisifo riuscì con l’inganno a imprigionare Thanatos, così da sfuggire alla cattura. La morte scomparve quindi nel mondo, e fu Ares – una volta accortosi della cosa – a liberare Thanatos e a condurre Sisifo nel Tartaro.

Il problema subentra nel momento in cui Sisifo aveva disposto le cose in maniera tale che la sua famiglia non seppellisse il corpo, venendo quindi meno ai riti funebri greci e compiendo empietà nei confronti degli Dei degli Inferi. Proprio questa clausola permise a Sisifo di chiedere ad Ade e Persefone di poter tornare nel mondo dei vivi solo per il tempo di imporre i riti funebri.

Naturalmente, una volta tornato nel mondo dei vivi Sisifo non tenne fede al patto e qui rimase, finché non fu Ermes a catturarlo nuovamente e riportarlo negli Inferi. Qui verrà punito, costretto a spingere un macigno dalla base alla cime di un monte, ma ogni volta che arrivava in prossimità della cima il masso rotola nuovamente alla base, e così per l’eternità.

Altri amori: Leuke e Myntha

Nonostante venga generalmente descritto come un marito fedele a Persefone, ci sono due miti che vedono coinvolto Ade in vicende amorose.

Il primo coinvolge la ninfa Leuke, figlia d’Oceano. Ella venne rapita da Ade e portata nell’Elisio dove, dopo la sua morte, venne trasformata nel pioppo bianco sacro ad Ade. Ed è con le foglie di pioppo bianco che venne poi incornato Eracle, una volta uscito dall’Oltretomba.

Più cruento è il mito di Myntha, a sua volta una ninfa di cui si invaghì Ade. Quando però questa affermò di essere superiore a Persefone andò incontro, naturalmente, al suo sdegno. La dea la fece quindi a pezzi, ma Ade impietositosi della fine della ninfa la trasformò in una pianta, la menta, che però Demetra maledisse a sua volta, rendendola sterile.

Culto e Oggetti Sacri

Nonostante il culto di Ade fosse poco diffuso, con un numero relativamente basso di altari, presidiava le cerimonie funebri e naturalmente aveva il suo ruolo durante i Misteri Eleusini. Pausania riferisce che Elea, nell’Elide, era l’unica città ad avere una tempio dedicato ad Ade all’interno della polis, oltre che un forte culto legato al Dio.

Ad Ade si sacrificavano generalmente pecore nere, o in generale animali dal manto nero, il cui sangue veniva fatto colare all’interno di pozzi, per raggiungere prima l’Ade. A differenza di altre divinità non accettava libagioni rituali e durante i sacrifici era obbligatorio distogliere lo sguardo dalla statua.  Nel rivolgere le preghiere ad Ade, come in realtà a qualsiasi altra divinità dell’Oltretomba, diversamente dagli Olimpi a cui si levano le mani al cielo, è uso inginocchiarsi e posare le mani contro il suolo, per attirarne l’attenzione.

Attributi

L’attributo più celebre di Ade è senza dubbio l’Elmo dell’Invisibilità, forgiato per lui dai Ciclopi durante la Titanomachia. Esso rende chiunque lo indossi completamente invisibile, perfino agli Dei. Venne usato anche da Ermes durante la Gigantomachia per sconfiggere Ippolito.

Altri attributi famosi sono lo scettro in grado di aprire un varco fra il mondo dei vivi e dei morti in ogni punto e il carro d’oro trainato da Abaste, Aetone, Meteo e Nonio, quattro cavalli neri e immortali.

L’oro è un materiale ricorrente: d’oro sono le chiavi del Regno dei Morti, i cui cancelli sono chiusi e sotto la guardia di Cerbero per evitare che le anime fuggano. Ma d’oro è anche il Palazzo al centro dell’oscuro Oltretomba e il trono nella sala principale dove riceve i nuovi arrivati nell’Aldilà.

Piante e animali

La pianta principale legata ad Ade è, chiaramente, il Melograno, i cui semi sono legati al mito di Persefone. Altre piante sacre con derivazioni mitiche sono la menta e il pioppo bianco, mentre altre a lui affiancate sono l’asfodelo e il cipresso.

Oltre ai quattro cavalli immortali, un altro animale legato ad Ade è il gufo, animale presagio di malattia e anch’esso legato al mito di Persefone alla figura di Ascalafo.

Luoghi di Culto

Fra i luoghi di culto legati ad Ade, oltre alla già citata città di Elea annoveriamo il Monte Menta (o Minta), vicina alla stessa città di Elea, dove si annovera un santuario dedicato ad Ade e, nei paraggi, un bosco sacro a Demetra. Del resto lo stesso nome del monte deriva dalla mitologia legata ad Ade e dalla ninfa.

Il monte Minta si trova anche vicino alla città di Pilo, altra città importante per Ade, poiché nell’assedio della stessa il Dio arrivò in difesa dei cittadini e qui Eracle, assediante, lo ferisce con una freccia. In una prima versione, Ade è presente sul campo solo per raccogliere le anime dei defunti e viene ferito erroneamente, mentre più tardi egli è presentato come difensore della città insieme a Poseidone, Era e Ares.

Diversi erano i santuari necromantici dedicati ad Ade, spesso congiunto a Persefone. Tanto a Cuma quanto nell’Epiro i santuari corrispondevano a supposti ingressi che conducevano nell’Aldilà. A Cuma si attesta la presenza di un Oracolo Necromantico, oltre del più famoso oracolo di Apollo. Tuttavia, già nell’Eneide la Sibilla Cumana è guida per l’ingresso nell’Ade, attraverso il lago Averno.

Anche il Nekromanteion, nei pressi dell’antica città di Efira in Epiro, viene indicato come ingresso all’Ade. Qui si incrociano i fiumi Acheronte, Cocito e Flegentonte, ed è qui che Odisseo si reca per interrogare i morti. L’oracolo dei morti veniva interrogato dopo un rito di purificazione e offerte rituali, più comunemente pecore, avventurandosi in un tempio dalla struttura labirintica e composto da tunnel sotterranei. Distrutto dai romani nel 167 a.C., ad oggi il sito archeologico non è stato ancora ritrovato.