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Oltre i Greci: gli Japigi

by Lyssa
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La Japigia

Strabone, nella sua Geografia, individua come Japigia gran parte dell’odierna Puglia. In particolare, la Japigia comprende la zona più meridionale, chiamata Messapia, ma anche i territori immediatamente a nord, identificati con il nome di Apulia. Più specificatamente, identifica la Japigia come quel territorio che va dal fiume Fortore fino a Santa Maria di Leuca.

Questo territorio si divide in tre blocchi: a nord la Daunia, in corrispondenza del promontorio del Gargano, poi vi è la Peucezia nella parte centrale e, infine, vi è la Messapia, corrispondente all’odierno Salento.

Della prima religione japigia non abbiamo quasi nulla, ma una volta a contatto con i greci hanno adottato un pantheon molto simile, tanto che a Lucera, in Daunia, si annovera un Tempio di Atena. Per quanto riguarda la lingua, Strabone ci narra come si parlasse in maniera uniforme la lingua osca, parlata dalle popolazioni dell’Italia meridionale, mentre Orazio riporta di una popolazione bilingue, in grado di parlare anche il greco. Tuttavia, sebbene l’osco sia giunto secondariamente, in origine si parlava una lingua pelasgica, fortemente influenzata dall’illirico, risultando anche simile all’albanese odierno.

Le origini della Japigia

Le origini della Japigia risalgono alle migrazioni dall’Illiria e allo stanziarsi di alcune popolazioni illiriche sui territori pugliesi, ma nella mitologia è a Creta e Minosse che è collegata la Japigia.

Erodoto infatti narra di come alcuni cretesi avessero lasciato Creta per vendicare la morte di Minosse, e al ritorno dalla spedizione contro Cocalo, il re sicano che ha dato rifugio a Dedalo dopo la sua fuga e le cui figlie uccisero Minosse, deviarono a causa di una tempesta, che li fece arrivare sulle coste pugliesi. Qui edificarono Hyria, moderna Oria, la più antica fra le città della Japigia.

Trapezophoros - decorazione ritrovata in una tomba dauna
Trapezophoros – decorazione ritrovata in una tomba aristocratica dauna, raffigurante due grifoni che sbranano una cerva. In marmo policromo, risale al IV secolo a.C., conservato ad Ascoli Sartiano

Altre versioni raccontano invece come i cretesi che sbarcarono furono coloro che accompagnarono Minosse stesso da Cocalo. Altri ancora che si trattasse di cretesi alla ricerca di Glauco, figlio di Minosse. In ognuna di queste versioni, ad ogni modo, i cretesi si insediano in Japigia e prendono il nome di Japigi.

Tuttavia, pur essendo diffusa in epoca antica la credenza che in Japigia vi fosse un alto numero di cretesi, e per quanto effettivamente la loro presenza sulle coste pugliesi sia plausibile, è al contrario improbabile che essi costituissero da soli il popolo della Japigia. Origine della Japigia, quindi, pare essere una grande migrazione dall’Illiria che si mescolano alla popolazione locale e, inoltre, a presenze cretesi.

La Daunia

Il territorio più grande della Japigia era la Daunia. Essa era compresa fra i fiumi Fortore e Ofanto, occupando anche l’intero promontorio del Gargano. Fra le città della Daunia ricordiamo Lucera, Siponto (nei pressi dell’attuale Manfredonia), Merinum (oggi Vieste), Salapia e Ripalta (entrambe nei pressi dell’attuale Cerignola), Arpi (presso Foggia) e Venosa.

I Dauni, a causa della loro posizione rispetto alle colonie greche e ben separata da Peucezi e Messapi, sono gli ultimi fra gli Japigi a venir influenzati dalla civiltà greca e dalla Magna Grecia. Difatti una maggiore ellenizzazione avviene in maniera massiccia verso il finire del V secolo a.C., con un’ulteriore spinta durante la campagna di Alessandro d’Epiro a supporto di Taranto (333-334 a.C.). Tuttavia, successivamente i Dauni vengono influenzati dai Sanniti, popolazione italica della vicina Sannio (area che corrisponde a grandi linee a Campania, Molise e Abruzzo), perdendo anche parte dell’eredità Japigia.

La cultura Dauna

Nonostante una tarda ellenizzazione, i Dauni ben conoscono i miti greci, tanto da guardare a Diomede come proprio fondatore. Stando alle credenze Daune, l’eroe favorito di Atena dopo aver lasciato Troia decise di stabilirsi sul Gargano e che la Daunia divenne poi la sua casa. Ancor di più, nel Tempio di Atena a Lucera conservavano un’armatura che dichiaravano esser appartenuta a Diomede.

Un collegamento con Creta è presente proprio in Daunia. Qui sono state ritrovate delle ceramiche decorate con i tipici motivi cretesi-micenei. Altri reperti dei Dauni sono una serie di circa duemila stele rinvenute nelle tombe, e conservate al Museo Archeologico di Manfredonia. Molte delle stele raffigurano rimandi alla Guerra di Troia.

Stele Dauna
Stele Dauna, conservata al Museo Archeologico di Manfredonia (foto originale di Raffaelepr, via Wikimedia Commons).
Vaso Dauno
Vaso in ceramica dauna, conservato al Museo Nazionale di Madrid. (Foto originale di Marie-Lan Nguyen, distribuita via Wikimedia Commons).

La Peucezia

Oltre il fiume Ofanto si trovava la Peucezia, la parte più piccola della Japigia e quella su cui si hanno meno informazioni. Insediamenti principali della Peucezia furono Caelia (Ceglie), Canusium (Canosa), Butuntum (Bitonto), Genusia (Ginosa) e Thuriae (Turi). Le origini di Bari sono dibattute, ma rinvenimenti archeologici nell’area archeologica della chiesa di San Pietro lasciano ipotizzare un insediamento di Peucezi.

I Peucezi erano i più bellicosi fra i tre popoli della Japigia. Erano principalmente in conflitto con la vicina città magno-greca di Taranto, dopo un primo periodo di convivenza pacifica. Successivamente all’incontro con la cultura greca iniziò in Peucezia una produzione di splendidi vasi, che tuttavia sono stati quasi interamente saccheggiati ma che è possibile oggi ammirare in tutto il mondo.

La Messapia

La terza regione, la Messapia, occupa la parte più a sud della Puglia, in corrispondenza con l’attuale Salento. Spicca fra gli insediamenti quello di Brundisium (Bindisi), e se Strabone riporta l’esistenza di tredici insediamenti, questi erano ben di più. Fra questi ricordiamo Hyria (Oria), il più antico, e poi Manduria, Rudiae (Lecce), Caeliae (Ceglie Messapica), Hydruntum (Otranto), Sturnium (Ostuni), Leuca, Carbina (Carovigno), Scamnum (Mesagne) e Neretum (Nardò).

Dei Messapi ci parla anche Tudicide, riguardo la spedizione in Sicilia. Nel 413 a.C. le navi ateniesi si fermarono presso le isole Cheradi, per poter imbarcare 150 soldati messapi forniti dal principe messapico Artas. Benché Artas fosse principe non si deve intendere una vera e propria monarchia, quanto più una carica simile alla magistratura.

I messapi e i tarantini

Nonostante l’amicizia con Atene, i rapporti dei Messapi con gli elleni erano spesso tesi. Di nuovo è la città magno-greca di Taranto il principale nemico, e proprio con Taranto i Messapi si scontreranno più volte. Una clamorosa vittoria messapica si annovera nel 473 a.C., talmente importante da – secondo Aristotele – causare un cambiamento governativo a Taranto, che passò alla democrazia. Tuttavia, la riscossa della città greca arrivò ben presto, e il solo Archita – stratega e filosofo tarantino- vinse per sette volte contro i Messapi.

Successivamente Taranto riuscì a rompere i legami d’amicizia fra i tre popoli Japigi e ad avere Dauni e Peucezi al proprio fianco contro i Messapi, mentre questi ultimi stringevano alleanza con i Lucani in Basilicata. Tanto aspro fu il rapporto fra Taranto e la Messapia che perfino da Sparta, madrepatria di Taranto, giunsero uomini. Nel 338 a.C. lo stesso re di Sparta, Archidamo III, morì in battaglia a Manduria. Fra il 333 e il 330 Taranto infine, con il supporto di Alessandro d’Epiro, vince ancora una volta sui Messapi.

Tuttavia le alleanze erano destinate a cambiare ancora una volta. Roma si stava espandendo e anche i vicini Lucani causavano non pochi problemi. Taranto e i Messapi cessarono quindi le loro ostilità, per allearsi in funzione antilucana e antiromana nel 304 a.C., alleanza a cui prese parte anche Cleonimo di Sparta. Successivamente i Messapi si allearono con Agatocle di Siracura e poi con Pirro. Proprio al fianco di Pirro e dei tarantini combatterono nel 279 a.C., contro Roma.

Eppure, l’eterna guerra fra la Messapia e Taranto ha lasciato il segno. Nonostante l’alleanza, proprio la divisione delle due genti fu uno dei fattori per cui Roma riuscì a conquistare dapprima Taranto e poi il Salento.

La cultura messapica

Abbiamo diverse testimonianze della cultura messapica. Seguaci degli Dei ellenici, a Leuca e ad Oria vi erano santuari importanti. Ad Oria, ad esempio, ve ne era uno dedicato a Demetra e Persefone. Si trattava di una grotta, in cui venivano svolti vari rituali legati alla fertilità, come testimoniano i resti di melograno bruciati rinvenuti nella zona. Si trattava indubbiamente di un santuario importante, poiché qui sono state rinvenute monete provenienti da gran parte della Magna Grecia e moltissimi vasi votivi al fianco della grotta, raffiguranti colombe e maiali (animali sacri alle due Dee).

Della cultura messapica ci restano diversi reperti e siti archeologici, molti esposti in musei locali come il Museo Archeologico provinciale Francesco Ribezzo di Brindisi e il MArTa, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Ad Oria sono visibili i resti della necropoli, mentre il santuario di Demetra e Persefone è solo parzialmente accessibile.

Mura Messapiche di Manduria
Mura Messapiche di Manduria (foto originale di Massimop via Wikimedia Commons).

Importantissimo invece il sito archeologico di Manduria, forse il principale sito messapico, dove sono presenti ancora le tre cerchie murarie, un fossato e una necropoli che conta più di duemila sepolture. Il complesso forma il Parco Archeologico delle Mura messapiche. Non solo, ci attesa una importante peculiarità degli Japigi: le mura non circondavano soltanto la parte alta della città, ma ne comprendevano tutto il suo territorio, necropoli inclusa.

Al parco archeologico di Egnazia invece è possibile visitare le tombe a camera messapiche, tipiche degli aristocratici e dotate di un vestibolo esterno e di una camera affrescata, con elementi decorativi che ricordano e riproducono le abitazioni.

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