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Mitologia dal mondo VI: Shu, Tefnut, Geb e Nut

Quest’oggi torniamo in Egitto, per analizzare la Grande Ennade degli antichi Dei. Dopo Nun e Atum, è il turno di osservare più da vicino Shu e Tefnut e Geb e Nut.

Shu, Dio dell’aria

Si dice che Atum si fosse unito con la propria ombra per generare i due figli gemelli Shu, l’Aria, e Tefnut, l’Umido.

Shu è l’Aria. Aria che è simbolo di Vita, per cui egli è il soffio che infonde vita e pace.

Qualora si trovi nel Duat, l’Oltretomba, egli è al contrario pericoloso, giacché ha al suo comando un manipolo d’uomini violenti che mettono in pericolo la vita dei defunti.

Tutto ciò che è celeste è associato a Shu: l’aria, ma anche le nuvole, ritenute le sue ossa e il vento. Anche il sonno dei mortali era prerogativa di Shu, dal momento che si riteneva vi vegliasse, tanto da essere ritratto sul poggiatesta usato dagli egizi per dormire.

Poggiatesta con Shu che regge il cielo. Rinvenuto nella tomba di Tutankhamon, si trova al museo egizio del Cairo.
Poggiatesta con Shu che regge il cielo. Rinvenuto nella tomba di Tutankhamon, si trova al museo egizio del Cairo.

Shu era dai greci spesso assimilato ad Atlante: egli infatti aveva separato la la terra dal cielo, reggendo la volta celeste per poi porre quattro pilastri a suo sostegno.

Tefnut, l’umidità

Il nome di Tefnut significa letteralmente “l’Acqua” e nel suo essere associata all’Umidità ella rappresenta il potere creatore. A lei rispondono la pioggia e l’acqua.

Diversamente da Shu, Tefnut ha una natura indomita e devastatrice, tempestosa.

Il mito che la vede protagonista narra come Tefnut scappò nel deserto della Nubia in seguito a un litigio con Shu, e qui prese l’aspetto di una gatta (il celebre Gatto Nubiano) che trucidava chiunque, uomo o Dio, la incontrasse. Fu Shu a persuaderla a tornare, e una volta recuperata la sua natura benefica Tefnut fece ritorno in Egitto.

La Dea Tefnut rappresentata nel libro dei Morti
La Dea Tefnut rappresentata nel libro dei Morti

Un altro mito racconta come i due fratelli s’allontanarono dal padre per esplorare Nun e, ritenendo la loro perdita eterna, Atum iniziò a cercarli disperato. Ritrovati i figli, Atum pianse di gioia, e proprio da quelle lacrime ha origine l’uomo.

Shu è rappresentato come un uomo con una piuma di struzzo in testa, o ancora con un copricapo con quattro piume, una per ogni pilastro messo a sostegno del cielo. Più peculiare è l’aspetto di Tefnut: ella è sì una donna ma con testa leonina, sormontata dal disco solare con l’ureo, decorazione a forma di cobra usata dai sovrani.

La separazione di terra e cielo

Figli di Shu e Tefnut, Geb (la Terra) e Nut (il Cielo) formavano la seconda coppia divina e rappresentavano, insieme ai propri genitori, i quattro elementi primordiali.

In origine Geb e Nut erano uniti. Terra e Cielo formavano una cosa sola, ma Atum-Ra non approvava tale unione e mandò quindi Shu a separarli.

Shu quindi li divise, e Nut creò la volta celeste, che tuttavia era sostenuta dal padre, che fu costretto a mantenere per sempre quella posizione. Dall’unione di Geb e Shu nacquero poi quattro figli, che a loro volta formeranno altre due coppie: Osiride e Iside, la legge, e Seth e Nefti, il caos.

Geb e Nut

Geb era solitamente rappresentatno disteso a terra, sormontato da Shu, ma era anche rappresentato come un uomo barbuto, con un’oca sul capo. Egli era anche caratterizzato dalla pelle marrone o verde, in rappresentanza del limo del Nilo, la peculiare sostanza simile all’argilla che rende il terreno fertile. Ad egli erano anche associata la vegetazione feconda e il regno animale.

Nut è solitamente rappresentata come una donna nuda ricoperta di stelle, mani e piedi che toccano terra, inarcata su Geb. Raffigurata principalmente in forma umana con un vaso sul capo, talvolta era rappresentata anche in forma di vacca.

Shu che separa Nut e Geb, dettaglio del Papiro Greenfield conservato al British Museum di Londra.
Shu che separa Nut e Geb, dettaglio del Papiro Greenfield conservato al British Museum di Londra.

Nut è simbolo di rinascita e ressurezione, poiché si dice che ingoiasse Ra dopo il tramonto, per poi partorirlo nuovamente ogni giorno all’alba, facendo poi la stessa cosa anche con le stelle.

Le figure di Nut e Geb spiccano rispetto alle altre mitologie, in quanto generalmente la coppia divina è composta da una Dea-Terra e un Dio-Cielo, ma nell’Enneade ritroviamo un Dio-Terra e una Dea-Cielo.

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