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Anime sulle rive dell’Acheronte

Anime sulle rive dell’Acheronte è un olio su tela di Adolf Hirémy-Hirschl (1860–1933), artista ebreo ungaro che si distinse come abile disegnatore di soggetti storici e mitologici.

Adolf Hirémy-Hirschl – Anime sulle rive dell’Acheronte, 1898, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Adolf Hirémy-Hirschl

Hirémy-Hirschl era fra i più popolari artisti viennesi fino all’avvento di Gustav Klimt, che ne avrebbe oscurato la fama.

Un viaggio a Roma durante la sua formazione determinò la sua predilezione per soggetti sulla storia romana e mitologica.

Purtroppo, ad oggi molti dei suoi quatri principali sono andati perduti e le opere minori furono condivise dagli eredi solo agli inizi degli anni ’80. Per questa ragione, l’artista è oggi semi sconosciuto alle grandi masse.

Studi, drappeggi e colori

I suoi numerosi studi di figure e drappeggi, a carboncino o gessetto, erano spesso preparatori per le sue tele più grandi.

Quelli per questo quadro sono spesso eseguiti su carta blu, lavanda o arancio per analizzare i giochi di luce sulle forme disegnate e preparare i toni finali con cui avrebbe realizzato l’opera.

La frammentazione è caratteristica dei suoi disegni: è possibile soffermarsi su ogni personaggio o particolare nella sua individualità e contemplarli nella loro perfezione.

Tuttavia, essi contribuiscono a una realizzazione d’insieme decisamente plastica e espressiva.

Forse per questa ragione, alcuni dei suoi dipinti sono considerati simbolisti.

La cupa visione della morte nella mitologia greca

Questo quadro è eseguito con una palette di colori ristretta: blu, azzurro, grigio, bianco, nero, alcuni tocchi di giallo spento su alcuni degli abiti dei defunti.

Spicca sui toni malinconici della carne morta quella viva e rosea di Ermes, qui in veste di Dio Psicopompo, ripreso come una sorta di ultima speranza e al tempo stesso angelo della morte.

All’estrema sinistra del quadro, dalla penombra emerge Caronte, il traghettatore delle anime, le quali tentano disperatamente di aggrapparsi ad Ermes per evitare di essere trasportate lungo il fiume accedendo cosi al regno dei Morti.

Regna sul quadro un’atmosfera opprimente, di malinconia, disperazione e abbandono. Crisi su cui si staglia un Ermes solenne ma indifferente al destino delle anime mortali che cercano di richiamare la sua attenzione e forse, la sua pietà.

Le braccia delle anime defunte, che vi si aggrappano o tentano di protendersi verso di lui, guidano l’occhio dell’osservatore verso la figura del Dio tracciando, al tempo stesso, una linea che collega Ermes e Caronte.

Malinconica, cupa e al tempo stesso drammaticamente affascinante, l’opera fu realizzata nel 1898 ed è oggi conservata alla Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

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